Category Archives: Tesi Paolo Amati

I testi compresi sotto questa categoria fanno parte della Tesi di Laurea di Paolo Amati dal titolo: “Impegno nel sociale di un credente: Zaccaria Negroni”

Premessa

Quando m’iscrissi al I° anno dell’Istituto di Scienze religiose, certamente non avevo alcuna idea su quale sarebbe stata la tesi di fine corso.

Durante gli studi pensai di orientarmi nell’Ecumenismo, visto, quanto si stava facendo dopo il Concilio Vaticano II, soprattutto potendo utilizzare la vicinanza del Centro Ecumenico per la Riconciliazione di Lavinio e il materiale che certamente mi avrebbero potuto fornire i responsabili del Centro.

Alla fine di una manifestazione svoltasi appunto nel Centro Ecumenico, presieduta dal Vescovo titolare della Diocesi di Albano, Mons. Dante Bernini, cui erano presenti alcuni amici e compagni di cordata dell’Azione Cattolica degli anni ‘70, parlando con S.E. il Vescovo e questi amici il discorso e il pensiero tornò su Zaccaria Negroni. Mons. Bernini ci diceva appunto che nel novembre 1985 aveva costituito una commissione Diocesana “On. Zaccaria Negroni” nell’intento di provvedere alla raccolta di tutti i documenti, le testimonianze e le prove riguardanti la Sua vita e l’attività svolta nei vari campi sociali affinché si potesse dar corso al processo Diocesano per la beatificazione.

Ahimè, fino a quel momento, i risultati erano stati scarsi poiché Zaccaria Negroni, negli anni precedenti la sua morte, aveva provveduto alla distruzione di quanto lo riguardava. Da quel giorno, ogni tanto la mente mi riportava a quell’avvenimento e mi sembrava assurdo che un uomo della sua statura morale dovesse essere dimenticato. Decisi quindi di fare la tesi su Zaccaria Negroni; ne parlai brevemente con S.E. Mons. Bernini, il quale rimase soddisfatto dell’idea poiché la speranza era di trovare documenti utili anche per la commissione Diocesana. Certamente non rimase sorpreso ricordando che appena nominato Vescovo Ausiliare girava per la Diocesi tra un incontro e l’altro con Zaccaria Negroni (Presidente Azione Cattolica), Maria Teresa Visconti (Responsabile Femminile), Walter Trignani (Azione Cattolica Ragazzi), Don Edoardo Limiti e il sottoscritto Paolo Amati (Responsabile Giovanile Maschile).

A Natale iniziai la ricerca, ma la ricerca di cosa? Era veramente incredibile, tutto sembrava voler dare ragione a Zaccaria Negroni. All’infuori di Aldo Onorati del 1985: “Incontro con Zaccaria Negroni” e quello della Diocesi: “Zaccaria Negroni nel ricordo degli amici” curato da Gianni Cardinali del 1988, c’era il vuoto assoluto. Arriva la Pasqua e l’unica cosa nuova era il titolo della tesi: “Impegno nel sociale di un credente: Zaccaria Negroni”.

Fu coraggio o incoscienza? Adesso sono proprio in un vicolo cieco; la tesi non la posso cambiare e documenti Zero. Zero, come usava Zaccaria Negroni su ZEROPIU’ il giornalino degli anni ‘70… mi si accese una lampadina: vuoi vedere che proprio io possiedo qualcosa? Corsi a casa di mia madre dove avevamo, in una stanza al piano di sopra, un armadio a muro e in esso ammucchiate tutte le carte e i libri che non utilizzavamo più, di mio fratello Franco e i miei. Svuotai letteralmente l’armadio, ma niente dei giornalini, niente di niente; mi armai di santa pazienza, rimisi tutto nell’armadio e… proprio allora spuntò fuori una cartellina grigia con scritto: “Azione Cattolica Italiana Diocesi di Albano – settore giovani”. Aprii, che cosa trovai? Alcune copie di Zeropiù, un numero di Vita Diocesana e di Apostolato dei Laici, qualche circolare e… delle lettere del Presidente Zaccaria Negroni. La prima inizia: “W Paolo, contavo di parlarti di persona, ma… sursum corda! Non è tempo di scoraggiamenti, ma di fede in GESÙ, che può tutto… nostro malgrado! La MAMMA del cielo ci assista. in C. J. Negroni”.  Questa lettera datata 28 marzo 1971 sembrava scritta per l’occasione; non dovevo scoraggiarmi e dovevo cercare ancora.

Alcuni amici, Luigi Noro e Antonio Salto, a cui mi ero rivolto per cercare tracce del suo passaggio al Senato (1953–58) e alla Camera dei Deputati (1958–63), mi assicurarono che erano in arrivo le fotocopie delle leggi di cui ero stato relatore, ma ancora non si vedeva nulla. Nel frattempo avevo preso contatti con l’Istituto Paolo VI, dove erano conservati i documenti storici dell’Azione Cattolica e attendevo che il Direttore, Prof. Francesco Malgeri, mi autorizzasse alla visione del materiale inerente al periodo di competenza di Negroni. Contemporaneamente continuavo a tenere i contatti con Gianni
Cardinali, Presidente dei “Discepoli di GESÙ”, che in precedenza mi aveva fornito i due libri su Negroni con la speranza di avere altro materiale.

Una mattina svegliandomi mi tornò alla mente il sogno notturno; ne feci partecipe mia moglie e Lei mi consigliò di chiamare Gianni aggiungendo queste parole: “Non si sa mai!”. Telefonai a Cardinali e gli raccontai il sogno: In una scatola messa insieme a tante altre ci sono dei documenti che riguardano Negroni; silenzio dall’altro capo del telefono poi una risata e Gianni mi dice: “Vedrai che ti sei addormentato con qualche pensiero in testa ed il tuo sub–conscio ci ha ricamato sopra”. Pazienza, valeva la pena tentare.

Finalmente arrivò il materiale raccolto dal Senato e dalla Camera dei Deputati dal quale fu facile desumere l’attività parlamentare di Negroni. Infine arrivò il permesso per andare a visionare i documenti all’Istituto Paolo VI. Mi accompagnò mia moglie, ci ricevette gentilmente il Sig. Sulis che addirittura ci aiutò nelle ricerche, ci fece vedere com’era catalogato il materiale e ci portò la cartella di Zaccaria Negroni che con nostro disappunto trovammo vuota.
Capito il nostro sconforto il Sig. Sulis controllò tra i libri della Casa Editrice A.V.E. e trovò il libro su Aldo Marcozzi scritto da Zaccaria Negroni. Insoddisfatto incominciai a guardare tutto il catalogo, cercai disperatamente nella mia memoria delle date di collegamento, niente. Chiesi allora di visionare alcuni documenti della fondazione della Casa Editrice A.V.E., il Sig. Sulis tornò con dei raccoglitori: li controllammo, ma non c’era nulla. Unico elemento era l’atto costitutivo dove c’era il nome di Zaccaria Negroni come Sindaco Supplente e quello del Prof. Luigi Gedda come Presidente. Nel frattempo il Sig. Sulis viste vane tutte le ricerche ci portò un ultimo contenitore dicendo testualmente: “Provate a guardare qui, ci sono dei fogli sparsi che non hanno ancora trovato una collocazione; ma vedrete non ci sarà nulla neanche qui”. Lo aprii e guardai foglio dopo foglio, documenti vari senza nessun nesso con la mia ricerca. Continuai, ad un tratto guardai mia moglie, Lei guardò me ed entrambi guardammo il foglio che io avevo tra le mani; non credevo ai miei occhi, eppure era la calligrafia di Zaccaria Negroni. Sfogliai gli altri velocemente… che fortuna! In tutto quel mucchio c’erano quindici lettere autografe di Zaccaria Negroni non mi sembrava possibile. Il mio sogno stava diventando realtà. Era quello il pacco che mi era apparso in sogno?

Certamente per fare una tesi gli elementi non erano molti, allora con il registratore a tracolla, insieme a Don Lino Guin sono andato a caccia di storici e biografi viventi: Francesco Mercaldi, Gianni Cardinali, Walter Trignani, Giorgio Jori, Erminio Rossi, Maurizio Castellari, Rita Jacobelli, Antonio Simeoni, Franco Amati, Gianfranco Ferrari, Enzo Cianfanelli, Mons. Vincenzo Cerri, Don Antonio Manzini, ecc.

L’uomo Zaccaria Negroni

Zaccaria Negroni nacque a Marino il 17 febbraio 1899.

Al termine della scuola elementare frequentò a Roma l’Istituto Tecnico Inferiore, dopo il quale si trasferì a Torino e s’iscrisse alla facoltà di Ingegneria nel Politecnico sottosezione Elettronica (1).

Durante la prima guerra mondiale (1915–18) fu chiamato alle armi. Allievo ufficiale, ebbe il grado di sottotenente (1) e l’11 ottobre del 1917 partì per il fronte. Fu posto a capo di un gruppo di veterani del Genio, al quale lui, giovanetto, infondeva coraggio, essendo impegnati in prima linea nella costruzione delle trincee.

Finita la guerra tornò a Torino, dove riprese gli studi interrotti. Durante questo periodo conobbe e divenne amico di Emilio Giaccone e Piergiorgio Frassati aprendo con loro un dialogo sociale spirituale. Fu uno dei principali animatori e fondatori del Partito Popolare (1).

Laureatosi il 23 dicembre 1923 (1), tornò a Marino dove esercitò saltuariamente la sua professione, giacché i suoi ideali lo volevano impegnato diversamente. Insieme al parroco Mons. Grassi fondò e divenne parte integrante de: “I Discepoli di GESÙ”. Istituzione laicale al servizio della Chiesa.

Scoppiata l’ultima grande guerra si prodigò in mille modi e in prima persona nei soccorsi alla popolazione, mettendo a repentaglio anche la propria vita, durante i bombardamenti che avevano colpito Marino (2).

Organizzò ricoveri antiaerei, procurò con mille artifici il cibo, andandolo a prendere personalmente con un camion (2), messogli a disposizione, rischiando ogni momento la vita.

Quando il 2 giugno 1944, il Commissario Prefettizio gli consegnò l’ordine di sfollamento della città (2) lui firmò per presa visione, ma non fece spostare nessuno dai rifugi che certamente in quel momento erano più sicuri delle strade sotto la mira dei cannoni e degli aerei.

All’arrivo del Governo Militare Alleato (A.M.G.) fu nominato dal Maggiore Dragnefæ primo cittadino (2), visto quanto aveva fatto con dirittura e altruismo cristiano, cosa che gli permise di dare impeto alla città per la ricostruzione, perché i bombardamenti l’avevano colpita duramente procurando molti danni e 400 morti circa. In pochi anni operò la ricostruzione della città e ne fece uno dei centri più attivi e ricchi dei Castelli Romani e certamente del sud di Roma.

Organizzatore instancabile, si prodigò per riorganizzare l’artigianato in campo nazionale, e fu nominato Presidente Nazionale dell’A.C.A.I. (Artigiani Cristiani) (3) in seguito anche dell’E.N.A.P.I. (Ente Nazionale per l’Artigianato e la Piccola Industria) (3) e vicepresidente dell’INIASA (1), non trascurò neanche il campo sindacale dove negli anni 1956/57 organizzò le Casse Mutue Provinciali.

Molti provvedimenti in favore degli artigiani e alcune leggi innovative portano il suo nome.

Invitato a partecipare alle Elezioni politiche del 1953, in un seggio senatoriale che mai la Democrazia Cristiana aveva vinto e che nessuno voleva (4), Zaccaria Negroni accettò “per ubbidienza” (3) perché intese tale chiamata come servizio alla comunità civile e grazie al suo slancio e alla simpatia che riusciva ad ottenere, conquistò il seggio elettorale. Naturalmente allo scadere del mandato quel collegio senatoriale fece gola ad altri e Zaccaria Negroni fu dirottato allora a concorrere per la Camera dei Deputati (4), dove fu eletto, naturalmente con fatica, Deputato al Parlamento. Lì si fece apprezzare dagli alti vertici della vita nazionale per coraggio e semplicità, prodigandosi soprattutto nel lavoro delle Commissioni.

Come poté lasciò la politica perché diceva: “Esige troppi compromessi” (3). Zaccaria Negroni fu fedele alle leggi dello Stato con semplicità ed onestà.

S’interessò sempre dei giovani di Marino, ridiede vita all’Istituto Statale d’Arte “Paolo Mercuri” (1) di cui fu il Presidente per molti anni. Collaborò, inoltre, alla gestione della Cassa Rurale ed Artigiana “San Barnaba” (1) di Marino, fondata da Mons. Grassi. Fu scrittore e giornalista attento, di lui si possono trovare le tracce sull’Avvenire, la pagina Diocesana Castelli Romani 7 di cui fu coordinatore (3), realizzò alcune biografie, raccolte di storiografia locale e libri di meditazione.

Pur essendo dotato di carisma non comune, che certamente gli avrebbe potuto offrire prospettive più altisonanti e più remunerative, Egli diede tutto di se stesso e tutta la sua vita per essere un autentico ed impareggiabile testimone del Vangelo.

Sotto la guida dell’Abate–Parroco Mons. Grassi, che già aveva fondato nell’anno 1919 “Le piccole Discepole di GESÙ”, fondò nel 1925 l’Associazione dei “Discepoli di GESÙ” (5) laici consacrati a DIO, diretti collaboratori dei Vescovi e dei Parroci, con una scelta di vita che in seguito (con il Concilio Vaticano II) si è affermata e diffusa nel contesto ecclesiale.

Il suo impegno più sentito era: “Apostolato, Apostolato, Apostolato” che cercava di inculcare nei suoi collaboratori dandone sempre testimonianza per primo. Il suo apostolato era: PREGHIERA, AZIONE, SACRIFICIO e STUDIO (6).

Nel 1929 fu chiamato a Roma dal Consiglio Superiore della Gioventù Cattolica Italiana e gli fu affidato l’incarico di Delegato Centrale Aspiranti (1). Nel compimento di tale compito dedicò tutto se stesso tanto da meritare il titolo di: “Papà degli Aspiranti”. Fondò contestualmente la casa editrice: “Anonima Veritas Editrice” meglio conosciuta sotto il nome A.V.E. (1) forse in omaggio alla Madonna, egli era infiammato d’amore per MARIA Santissima.

Rifondò “l’Aspirante” su ordine del Papa Pio XI, la cui testata era stata fondata dalla Pia Società San Paolo di Alba (1), il giornale per i ragazzi di Azione Cattolica e per divulgarlo fondò la Casa Editrice Fede– Arte dei Discepoli di GESÙ, “C.E.F.A”. (1) sigla in onore di Pietro, che si stampava a Marino nella tipografia “Santa Lucia”. Egli firmava i suoi articoli con lo pseudonimo “Ambrogio Campanaro”. La tipografia era stata acquistata per divulgare la stampa cattolica e per il sostentamento dei Discepoli di GESÙ. In seguito, con l’arrivo da Assisi tra i “Discepoli” di Mauro Rughi, maestro dell’arte tipografica, la “Santa Lucia” diventerà un’importante centro di formazione professionale e sociale per centinaia di giovani di Marino e dei Castelli Romani che volevano apprendere la professione tipografica.

 A questo punto mi sembra importante aggiungere un cenno storico, affinché ci aiuti a meglio comprendere l’uomo Zaccaria Negroni. Queste notizie sono riprese da: SEGNO NEL MONDO n° 5 del 3 gennaio 1989. L’Azione Cattolica sorge con il nome di Società della Gioventù Cattolica Italiana nel 1867, per iniziativa di due giovani: Mario Fano del Circolo S. Rosa di Viterbo e Giovanni Acquaderni, animatore di un Circolo giovanile di Bologna.

La Chiesa viveva anni difficili, sia perché le trasformazioni sociali e politiche producevano una progressiva secolarizzazione di fronte alla quale si trovava impreparata, ed  a causa del contrasto con lo Stato.

Il programma dei giovani che vi aderiscono, che è di natura spiccatamente religiosa, si può sintetizzare in tre parole: PREGHIERA, AZIONE, SACRIFICIO. L’impegno di ogni giovane aderente si esprime nella fedeltà a quattro doveri principali: la devozione alla S. Sede, lo studio della Religione, la vita cristiana e l’esercizio della carità.

Dopo qualche anno, nel 1874, nasce, per ispirazione della stessa Società della Gioventù, l’Opera dei Congressi, un’organizzazione cattolica che s’impegna in opposizione allo Stato liberale, con atteggiamento intransigente e combattivo.

Le due Opere restano però ben distinte e i loro rapporti non sono mai del tutto cordiali.

Si pur dire comunque che l’A.C. in senso stretto sia sorta dopo la prima guerra mondiale. In questo periodo, infatti, con il costituirsi dell’organizzazione sindacale di ispirazione cristiana e la nascita del Partito Popolare, che occupa lo spazio specificamente politico, viene a realizzarsi una differenziazione precisa tra organizzazione politica, sindacale e religiosa.

L’A.C. pur così caratterizzarsi per le sue finalità apostoliche e per la sua natura religiosa che la rendono diversa sia da un partito politico sia da un’organizzazione sindacale.

Nel febbraio 1922 diviene Papa Pio XI; egli definì l’A.C. come “Partecipazione dei laici all’apostolato gerarchico” per la difesa dei principi religiosi e morali e per la cristianizzazione della società. Il fine generale dell’A.C. è identificato con il fine stesso della Chiesa e viene specificato in una serie di scopi particolari, quali la cooperazione alla vita religiosa, la diffusione dell’apertura cristiana, la cristianizzazione della famiglia, la buona stampa, la moralizzazione dei costumi e degli spettacoli, l’assunzione cristiana della questione sociale. Con gli Statuti del 1923 l’A.C. veniva costituita in quattro sezioni la Federazione italiana degli uomini cattolici, la Società della gioventù cattolica italiana, la Federazione Universitaria Cattolici italiani e l’Unione Femminile Cattolica italiana. La presenza femminile nella Chiesa in questi anni conosce fervore e vitalità nuovi: all’Unione fra le Donne Cattoliche sorta nel 1908, si aggiunge ora la Gioventù Femminile fondata da Armida Barelli nel 1918¸ e destinata a un futuro interessante.

Mentre in Italia si afferma lo Stato fascista, l’A.C. intensifica la propria attività formativa e riesce a ricrearsi lo spazio per un’attività autonoma, anche se di natura esclusivamente religiosa. Il regime si accorge ben presto dell’autonomia di cui l’A.C. riesce a godere e che essa sfrutta spesso in senso antifascista; si crea così una crisi che scoppierà nel 1931, quando Mussolini invia ai Prefetti l’ordine di chiudere i circoli dell’A.C. si ebbero allora assalti alle sedi giovanili mentre numerosi militanti vennero percossi. Il Papa rispose con l’Enciclica “NON ABBIAMO BISOGNO”, in cui affermò che il laicato e l’A.C. non avevano bisogno di garanzie diverse da quella della Chiesa, della fede, del rapporto con il Pontefice.

Pio XI attaccava lo Stato educatore, giudicava alcune dottrine del fascismo erronee e false e invitava i cattolici a respingere l’educazione all’odio e alla violenza predicate dal fascismo. Le limitazioni imposte dal periodo fascista costituiscono per l’A.C. l’occasione per l’approfondimento del senso religioso per la ricerca di nuove forme di spiritualità, per la meditazione degli autentici valori fondamentale.

Negli anni del fascismo sorgono anche movimenti intellettuali dell’A.C.: il Movimento Laureati Cattolici e il Movimento Maestri; la loro azione, insieme a quella della FUCI, rileva l’importanza della cultura nella formazione del cattolico e il significato dei valori interiori che vengono contrapposti in silenzio a quelli proposti dal regime dominante. Negli anni della guerra si incomincia a pensare alla possibilità che i cattolici si pongano alla guida dello Stato; e questi cattolici si cercano nell’ambito dell’A.C..

Dopo la guerra, anche per meriti del suo sforzo organizzativo, l’A.C. raggiunge un’espansione mai vista prima; nel 1943 gli iscritti sono circa 2.500.00 e giungono nel 1959 a oltre 3.372.000.

Il periodo che va dal ‘46 al ‘53 vede la partecipazione quasi diretta dell’A.C. alle competizioni elettorali alle questioni politiche. Nel ‘48 nascono i cosiddetti Comitati Civici, un’organizzazione collaterale all’A.C., con lo scopo di mobilitare tutte le forze cattoliche per la battaglia elettorale.

Questa mobilitazione porta a costruire il mondo nuovo, sembra manifestare scarsa capacità nel cogliere le profonde trasformazioni che in quegli anni stavano cambiando il volto del paese, avviandolo anche ad una secolarizzazione mai conosciuta. Solo qualche anno più tardi negli ambienti ecclesiali comincerà quella ricerca di rinnovamento ecclesiale che maturerà negli anni che ci avvicinano al Concilio.

L’esperienza e le scelte dell’A.C. negli anni che hanno preceduto l’evento conciliare, hanno contribuito non solo a preparare la fase del suo rinnovamento ma anche a far maturare una nuova mentalità di Chiesa, che nei documenti del Concilio, in particolare nella Lumen Gentium, ha avuto la sua sistemazione più compiuta.

La nascita di un Nuovo Statuto (1969) è il primo frutto del rinnovamento che l’Associazione ha messo in atto dopo il Concilio.

La struttura organizzativa dell’Associazione assume un volto diverso: i quattro Rami lasciano il posto a due Settori, uno per i giovani e uno per gli adulti; le Sezioni minori sono sostituite con un’unica struttura universitaria, l’Azione Cattolica dei Ragazzi.

Questi ultimi 20 anni, che hanno visto l’A.C. impegnata nell’attuazione delle scelte del Nuovo Statuto, li vogliamo raccontare lasciandoci guidare dalle sei assemblee nazionali. Esse ci permettono di fotografare delle tappe significative in questo cammino di rinnovamento, che pur essere diviso in tre grandi periodi che coincidono con le presidenze Nazionali di V. Bachelet.

Un primo periodo comprende la prima (1970) e la seconda assemblea (1973) e puòr essere definita con l’espressione:“Nella scelta religiosa il rinnovamento dell’Associazione e l’attuazione del Concilio”. Lo sforzo maggiore della prima assemblea è dedicato ad approfondire e spiegare il senso delle principali scelte statutarie, prima fra tutte la scelta religiosa che l’A.C. ha effettuato con lo Statuto. Con essa l’A.C. si propone: “di aiutare tutti i suoi soci e tutti i fratelli a realizzare pienamente con intensità e la consapevolezza che i tempi richiedono la loro vocazione cristiana nella vita quotidiana del mondo di oggi”.
Bachelet afferma che per corrispondere ai caratteri del tempo in cui l’A.C. è chiamata a vivere non bastano piccoli aggiustamenti, ma: “occorre incidere più nel profondo, riscoprire le radici della vocazione cristiana alla santità”. La scelta religiosa è missionaria e si propone di contribuire alla: “crescita della fede cristiana del nostro popolo”, ma anche di sollecitare tutta la comunità parrocchiale ad evolvere in questa prospettiva missionaria. Proprio per questa responsabilità, la scelta religiosa implica un impegno di presenza nella vita della comunità cristiana, coll’intento principale di promuovere in essa la responsabilità pastorale dei laici, perché si facciano forza di comunione oltre che di perizia.

Nella seconda Assemblea Nazionale, si passano nuovamente in rassegna gli aspetti più rilevanti del rinnovamento statutario, per verificarne il grado di attuazione. Una particolare attenzione viene dedicata ancora alla scelta religiosa.

L’impegno della Chiesa italiana, che in quegli anni aveva lanciato il piano pastorale “Evangelizzazione e Sacramenti”, richiama l’A.C. ad esplorare gli spazi più difficili dell’evangelizzazione della famiglia, del lavoro, della scuola e della rievangelizzazione di chi non crede più, attraverso itinerari catecumenali.
L’A.C., inoltre rinnova la sua fedeltà agli impegni di sempre la catechesi, la liturgia, le varie attività formative. È in questa assemblea che appare evidente e concreta l’affermazione secondo cui: “l’A.C. non ha un proprio piano pastorale, ma fa proprio e serve il piano e il programma pastorale della Chiesa che è in Italia”. Da allora i programmi dell’Associazione sono sempre stati una mediazione ed un servizio del Piano Pastorale della CEI.

Un secondo periodo, coincidente con la presidenza nazionale di M. Agnes, comprende la terza (1977) e la quarta Assemblea Nazionale (1980), e può essere definito con l’espressione : “Consolidare la propria identità nel servizio alla comunità ecclesiale”.

La terza Assemblea ha confermato l’A.C. nella sua scelta religiosa, al cui chiarimento ha contribuito la lettera che nel 1976 la Conferenza Episcopale Italiana ha inviato al Presidente dell’A.C..

Paolo VI, nel suo discorso, richiama all’attenzione “la particolare rilevanza dell’A.C. che, in quanto collaborazione dei laici dell’apostolato gerarchico della Chiesa, ha un posto non storicamente contingente, ma teologicamente motivato nella struttura ecclesiale. Essa è chiamata a realizzare una singolare forma di ministerialità laicale, volta alla plantatio ecclesiae e allo sviluppo della comunità cristiana in stretta unione con i ministeri ordinati”.

Nella quarta Assemblea l’Associazione s’interroga sulle vie di servizio alla persona e alla comunità civile, sulla linea della Redemptor Hominis di Giovanni Paolo II. “L’uomo è via della Chiesa”.

Nel documento finale, della scelta religiosa, si dice che “superando ogni riduzione intimistica e disincarnata della fede […] impegna l’Associazione a essere luogo di educazione ad una matura coscienza civile dei laici, rifiutando ogni gestione diretta di progetti politico–sociali. In tal modo, la scelta religiosa contribuisce anche all’interrogarsi della comunità cristiana in ordine alle modalità con cui essa traduce il proprio essere ad agire nella storia concreta degli uomini”.

Un terzo periodo, coincidente con la presidenza di A. Monticone, comprende la V (1983) e la VI Assemblea (1986) e pur essere definita con l’espressione “La testimonianza evangelica nella città secolare l’identità storica dell’A.C.”.

Nella V Assemblea viene riaffermata la scelta religiosa “Non come scelta di alcuni ambiti a preferenza di altri, ma è libertà dello sguardo evangelico portato su tutte le dimensioni dell’uomo, colte nella loro tensione verso la pienezza”. Vengono riconfermati per l’Associazione tre primati: quello spirituale formativo, quello pastorale della Chiesa locale, quello laicale nel servizio all’uomo e alla sua città.

Nella VI Assemblea, le cui linee programmatiche stiamo ancora vivendo, accanto al richiamo dell’identità dell’A.C. quale “singolare forma di ministerialità laicale”, nel documento finale leggiamo pure che “l’A.C. è chiamata ed essere precisamente, specificamente, associazione dei laici; un’associazione che per la laicità che la contraddistingue è attenta e partecipe alla storia degli uomini… ed è impegnata in un servizio nel quotidiano volto all’animazione cristiana della realtà, nella quale l’intera comunità ecclesiale è posta «Come il fermento e quasi l’anima”.

A questo punto penso si possa riprendere il discorso su Zaccaria Negroni. Certamente un uomo che negli anni del fascismo fu un elemento scomodo; infatti, era malvisto dal regime e, tutto sommato, non a torto. Perché vi domanderete? Semplice. Il Ministro Federzoni aveva assicurato al nostro Vescovo Cardinale Granito di aver proibito il “Carnevalone” che si celebrava il giorno delle ceneri a Marino.

Vera profanazione. Ma all’ultimo momento si rimangiò l’ordine. Allora Zaccaria Negroni gli invio il seguente telegramma:

…Stimiamo troppo Vostra Eccellenza per poterVi credere prostituta arti vilissime Pilato” con tanto di firma e indirizzo (1).

Naturalmente ciò gli portò seri guai. Un vasto carteggio si conserva negli archivi di Stato, e un accenno ne fà l’attuale Presidente del Consiglio On. Andreotti alla commemorazione del 21 febbraio 1981 fornendo alcune fotocopie prese in quel carteggio intercorso fra le autorità religiose e politiche (1).

Fu condannato nel 1929 a cinque anni di confino, ma avvertito da alcuni amici del padre, prese velocemente il largo e, dopo varie peripezie, approdò al Monastero Benedettini di S. Paolo fuori le mura a Roma (1), ove rimase nascosto per circa due mesi grazie all’Abate Schuster. In quel periodo si era dato inizio ai primi approcci dei Patti Lateranensi, che si sarebbero conclusi nel 1929, e lui ne rimase coinvolto inconsapevolmente. Mons. Tardini nominato poi da Giovanni XXIII Cardinale e Segretario di Stato, portava in giro: “Ci hai fatto la figura di Renzo Tramaglino!”; alludeva al povero Renzo coinvolto, suo malgrado, nelle schermaglie politiche tra la Serenissima ed il Re di Spagna (1).

Tutto si risolse con una “diffida” a non occuparsi più di politica, alle quali ribatté: “Ma io, ho sempre fatto Azione Cattolica” (1) e una breve permanenza a Regina Coeli: due notti e un giorno (1).

Il fascismo aveva premuto per indurre la Santa Sede a sciogliere, nel 1927, l’organizzazione degli Scout, che costituiva un ostacolo intollerabile a quelle dei Balilla e quelle degli Avanguardisti, con le quali il regime pretendeva di monopolizzare la formazione della gioventù, ma altrettanto non riuscì a fare con la Gioventù cattolica grazie alla fermissima opposizione di Pio XI. Allora Negroni travasò, nella sezione Aspiranti, gran parte del metodo educativo Scout, accrescendone la presa nel mondo dei ragazzi. La regola dell’Aspirante, che vedremo nel capitolo successivo, fu appunto ispirata dalla legge Scout.

Quando il regime vietò la diffusione dell’Enciclica di Pio XI “NON ABBIAMO BISOGNO” (1), Negroni, utilizzando la tipografia SANTA LUCIA (1), la pubblicò per intero sull’Aspirante utilizzando la testata “il Campanile” giornalino della parrocchia S. Barnaba (7), poiché l’Aspirante, come tutti i giornali cattolici, era stato soppresso di forza dal regime. La inviò a tutti gli associati divulgando così l’Enciclica in tutta Italia che passò inosservata alla censura fascista.

Certamente aveva un carattere forte e una grande forza interiore; sin dalla prima guerra mondiale aveva seguito gli ideali di Guido Negri che era costituito da un trinomio: Eucarestia, Madonna, Papa (2). Li aveva inculcati ai Confratelli e a tutti gli Aspiranti attraverso il giornale o gli incontri che di volta in volta effettuava in tutta Italia.

Una cosa che quanti l’hanno conosciuto non possono dimenticare nei momenti “tranquilli” dei vari spostamenti anche minimi, lo si poteva sorprendere con la corona del Rosario (1) in preghiera e con la mente sempre elevata a DIO.

Dal 1948 al 1974 fu Presidente Diocesano di Azione Cattolica di Albano (3), attività che svolse con impegno e a tempo pieno, giacché veniva utilizzato in tutti i servizi di cui il Vescovo Mons. Raffaele Macario aveva bisogno per la Diocesi. Era uno dei pochi uomini di cui si fidava e forse l’unico, dopo la morte del Vicario Generale Mons. G.B. Trovalusci (4). Accettò per “ubbidienza”, lasciata l’attività parlamentare, di essere Preside–Direttore della Scuola Magistrale “Guglielmo Grassi” scuola tenuta dalle consorelle Piccole Discepole di GESÙ dove fu anche insegnante di Religione, che in quel periodo era materia d’esame (1).

Fu sempre creativo e grande organizzatore di attività scolastiche ed extrascolastiche. Fu d’esempio per la sua puntualità, discreto ed umile nel coordinare la propria materia con le altre (1).

Anima profondamente francescana si prodigò sempre nel sostegno dei poveri e dei più bisognosi.

Per famiglia e professione certamente poteva vivere nell’agiatezza, ma ha sempre vissuto risparmiando non per taccagneria, ma per dare sempre di più a chi ne faceva richiesta; senza farlo pesare mai a nessuno. Donava con amore e discrezione, in ogni uomo vedeva GESÙ (3). Non che fosse una persona trasandata o scialba, anzi era sempre vestito in modo dignitoso in ogni circostanza.

Nel 1975, ancora non pago di quanto aveva fatto, fondò una nuova Associazione quella degli “Amici dei Discepoli” (3), estendendo così la comunità ai giovani, alle famiglie, ai Sacerdoti stessi, a tutti coloro ai quali volevano e vogliono vivere lo spirito evangelico dei primi discepoli.

La sua intensa attività si arrestò nel 1977, ritirandosi come sua consuetudine in punta di piedi senza rumore. Nel suo forzato ritiro, affrontò la sofferenza con serenità, preparandosi giorno dopo giorno all’incontro con DIO.

Lunedì 1° dicembre 1980 alle ore 8,30 lasciava la vita terrena, lanciando un’invocazione alla Madonna: “Madre mia, fiducia mia”. Nella bara Zaccaria Negroni ha voluto, il rosario di MARIA attorno alle mani, il libro della Regola dei Discepoli di GESÙ, e all’occhiello della giacca il distintivo degli Aspiranti (1).

Credo veramente che debba essere ricordato e additato ai giovani di ogni tempo.

Il credente

Non è facile tracciare un profilo di un uomo che con la sua semplice vita non ebbe altro scopo che il compimento del proprio dovere seguendo, come San Francesco, il Vangelo.

Negroni Zaccaria, nato a Marino nel 1899 da Giuseppina  Paglia e Tito Negroni, considerata la famiglia più ricca di questa città, vive una vita tranquilla e non particolarmente religiosa, se lui afferma di essersi trovato in difficoltà quando il Parroco lo elesse Presidente del Circolo “Religione e Patria”, perché andava a Messa, sì e no, a Pasqua e Natale. Da quel momento andò a Messa tutte le domeniche e nelle altre feste comandate: doveva pur dare l’esempio (1).

Certo è che lo Zaccaria Negroni partito per iscriversi a Torino al corso di Ingegneria, non fu lo stesso che tornò laureato, non certo per lo studio quanto per la formazione dell’uomo.

Partì nel ‘17 per il fronte come tutti quelli della classe ‘99 “i ragazzi del Piave” che insieme ai soldati d’Italia arrestarono l’invasione. Questa breve parentesi di guerra lo portò a riflettere profondamente sul significato della vita e ritornò cambiato alla vita civile. Non fu una conversione come quella di Paolo di Tarso e tanto meno quanto quella di Sant’Agostino. Era, per così dire, una conversione nel senso che un cristiano mediocre era diventato cristiano al cento per cento (1).

Mentre prima del ‘17 a Torino, era un semplice studente universitario, ritornato, incomincia ad appartenere al Circolo “Cesare Balbo” dove incontra e conosce Piergiorgio Frassati, altra grande figura della Chiesa e soprattutto dell’Azione Cattolica, tanto da essere proclamato Beato da Giovanni Paolo II il 2° maggio 1990. Entrambi sono da sprone e da modello ai giovani di oggi come lo sono stati per quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerli, tenendoli come punto di riferimento per la propria vita cristiana. Con il Loro esempio ci invitano a porre al centro della nostra vita la Preghiera e la celebrazione Eucaristica per camminare “spediti” nella via della santità. Don Cojazzi nella biografia di Piergiorgio Frassati (1) riporta un dialogo degli ultimi giorni di Università tra Piergiorgio e Zaccaria che merita di essere riportato per intero:

Erano in visita ai poveri; io e lui soli, per il solito giro.
Si parlava del nostro avvenire, Piergiorgio mi dice: Che farai tu laggiù a…
adesso che avrai preso la laurea? – Tutto… meno che l’ingegnere! – Risposi.
Egli capì perfettamente cosa voleva intendere: i doveri della vocazione non
avrebbero soppresso quelli strettamente professionali, ma sarebbero stati essi
i primi, gli unici doveri della nostra anima. Piergiorgio disse: Anch’io farò così
”.

Zaccaria Negroni oltre Frassati conobbe altre due persone che ritroveremo poi a Marino Emilio Giaccone e Clemente Ferraris di Celle di Torino (2); insieme si ritrovano a casa di Mons. Grassi e fondano i “Discepoli di GESÙ”; Ferraris dopo qualche tempo torna nella sua Torino per una vocazione più alta: quella del Sacerdozio.

Di Mons. Grassi e di Emilio Giaccone esistono due libri scritti da Zaccaria Negroni dove appunto parla della loro vita e delle loro opere; naturalmente in parte fa un’autobiografia.

A questo punto per far meglio comprendere alcuni fatti di questi personaggi bisogna fare un accenno storico a quello che era la vita di quel periodo di Marino e dei paesi dei Castelli Romani già dominio dello Stato Pontificio.

Il Vescovo di Albano, Cardinale Agliardi, chiama Don Guglielmo Grassi ormai a Roma da sei anni (1908) (2), gli espone la situazione dicendo:

“Ho la parrocchia di Marino in condizioni tristissime: la Chiesa parrocchiale chiusa, gli anticlericali trionfanti, i cattolici avviliti e dispersi; e quel che è peggio, la casa parrocchiale è occupata dall’infelice parroco apostata!… s’è degradato al punto di partecipare in veste talare! Alle manifestazioni pubbliche degli acerrimi nemici della Chiesa.
Don Guglielmo capì benissimo quello che gli si proponeva… ma non s’era fatto prete per questo per salvare le anime a costo della vita? Accettò in via provvisoria. Quel “provvisorio” durò quarantasei anni, durò tutta la vita. Prese possesso della Parrocchia nei sotterranei della Chiesa, perché era in fase di restauro. La casa era abitata dall’Abate apostata per cui inizialmente non aveva nemmeno un alloggio stabile. Venne accolto dalle autorità locali con ostentata indifferenza. Iniziò a radunare i giovani e quando i settari si accorsero di quello che stava accadendo, era tardi. Il locale predominio massonico crollò e fiorirono varie opere cristiano–sociali. La reazione ovviamente fu violenta ‘serenate’ sotto la finestra, a suon di fischi e colpi di pistola; aggressione ai cattolici. La prima processione dopo anni venne fatta tra due file di soldati per paura di gravi disordini. L’odio giunse al punto da far esplodere un ordigno sotto la finestra della camera del Parroco diffondendo panico e causando la rottura dei vetri di tutto il rione. La risposta a questo fu quella di continuare a lavorare e pregare per loro”.

Negroni naturalmente era cresciuto in quest’ambiente, ma probabilmente questi fatti li aveva vissuti marginalmente. Rientrato da Torino, invece, ha le idee ben chiare per lui esiste solo GESÙ. È dura la reazione paterna che tante speranze aveva riposto in lui, ma Zaccaria ha deciso: prende le lenzuola dal suo letto e va in casa di Mons. Grassi, dove ci sono altri due amici che lo attendono (1). È il primo passo, nascono i “Discepoli di GESÙ” (1925). Mons. Grassi già nel 1919 aveva fondato: “Le piccole Discepole di GESÙ” riconosciute dalla Chiesa solo nel 1939 (5).

Chi sono questi Discepoli di GESÙ? Che cosa vogliono? Certamente all’inizio non lo sapevano nemmeno loro. Sapevano che erano in tre e volevano rispondere con tutta la capacità e la generosità che avevano, alla “chiamata” di GESÙ che li invitava a rinunciare a tutto per seguirLo ma senza abbandonare le proprie attività dovevano essere “laici” impegnati nell’apostolato. Possiamo leggere nella primitiva “regola” dettata da Mons. Grassi: “I Discepoli di GESÙ non entrano nella gerarchia ecclesiale, ma sono umili collaboratori dei Vescovi e dei Parroci ai quali devono prestare assistenza speciale in quel ministero che è l’apostolato sociale”.

Negroni traccia un profilo del Discepolo di GESÙ sul libro scritto su Mons. Grassi che merita di essere riportato per esteso perché meglio di Lui chi pur spiegarlo? Scrive:

Il Discepolo di GESÙ è UOMO – Le virtù umane quali la lealtà, l’onestà, la giustizia, la cortesia, l’umana comprensione… sono coltivate con impegno di testimonianza nei quotidiani rapporti con il prossimo. Il Discepolo ha un alto concetto della Famiglia naturale, nutre grande affetto e riconoscenza per i Genitori e mantiene rapporti di delicata attenzione con i familiari; mentre ama di un amore forte e fedele la Famiglia dei Discepoli di GESÙ. Il Discepolo ha una propria posizione professionale, non importa a quale livello della scala sociale ma dignitosa. Con i colleghi e i compagni di lavoro ha rapporti di cordialità ed è con essi solidale in tutto quanto è giusto e onesto. La rinuncia a formarsi una famiglia naturale dilata e potenzia la disponibilità del Discepolo. Il suo amore per i fratelli non ha confini le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti quelli che soffrono, sono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce del Discepolo di GESÙ e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel suo amore[1].

Il Discepolo di GESÙ è CRISTIANO prende ispirazione dal Vangelo; ama la Chiesa, corpo mistico di Cristo lieto di prestare la propria collaborazione nel servizio della Comunità, in spirito di fedele adesione al Magistero e in umile familiarità con i Pastori della Chiesa.

Il Discepolo di GESÙ nutre filiale confidenza verso la Madre di DIO e Madre dei Discepoli.

I Discepoli di GESÙ – si legge nella primitiva “regola” dettata dal Fondatore Mons. Grassi – siano soprattutto uomini di preghiera. Si ricordino che essi non potranno dare alle anime se non l’esuberanza della propria vita interiore. La conquista di un’anima è un mistero che si nasconde nei segreti di DIO e dipende dalla santità dell’apostolato e dalla libera effusione della Grazia. Non la vastità del sapere, ma la profonda umiltà e il
fervore della carità portano anime a DIO
”.

Il Discepolo di GESÙ è PORTATORE DI PACE il distacco dai beni del mondo e il gioioso abbandono nella Provvidenza, e la certezza di compiere il Divino Volere nel religioso rispetto d’intelligenza e di volontà al Magistero della Chiesa, fanno dei Discepoli di GESÙ un portatore di pace, di serenità, di letizia e di unità nella comunione ecclesiale.

Il Discepolo di GESÙ rende così testimonianza al Vangelo, annunciando la morte del SIGNORE proclamando la sua Resurrezione, nell’attesa della sua venuta. Sembra assurdo per noi vivere una vita in questo modo e soprattutto così dura. È certo, dalla testimonianza di quanti gli sono stati accanto, che Lui l’ha vissuta in modo esemplare, anche se qualche volta se ne lamenta perché non riesce a essere perfetto.

Scrive il 16 ottobre del 1948¸ a Carlo Carretto:

Carissimo Carlo,

ho molti debiti verso la Gioventù che non riuscirò mai a pagare. E resto mortificato di non poter fare di più. Grazie per le buone parole ed auguriamoci che il XXV veda raddoppiati gli Aspiranti! Ossequi filiali a Mons. Sargolini. Ave MARIA! Con fraterno affetto in C.G..

Carretto gli risponde il 19 ottobre 1948, oggi neanche un espresso arriva così in fretta.

Negroni carissimo,

la tua generosità verso la Gioventù è sempre grande e commovente Accetto per i giovani più bisognosi anche questo munifico dono di quanto ti era dovuto. La Madonna che tanto ti vuol bene, ti sarà grata per me. Il XXV degli Aspiranti sarà degno del loro “PAPÀ” che certo sarà con loro nelle celebrazioni con gli auguri più belli per il tuo lavoro con fraterno affetto ti abbraccio nel SIGNORE.

Zaccaria Negroni fu un precursore dei tempi, dall’intuizione geniale di Mons. Grassi che seppe dare forma e contenuto alle aspirazioni di questi giovani che nel 1925 idearono quello che la Chiesa sancirà solo più tardi con la Costituzione Apostolica “PROVIDA MATER ECCLESIA” di Pio XII nel 1947 e con il Decreto del Concilio Vaticano II “PERFCTAE CARITATIS” (1965). A tal proposito diamo uno sguardo a quest’ultimo documento al punto undici:

  1. Gli Istituti Secolari, pur essendo istituti religiosi, tuttavia comportano una vera e completa professione dei Consigli evangelici nel secolo, riconosciuta dalla Chiesa. Tale professione agli uomini e alle donne, ai laici e chierici che vivono nel secolo, conferisce una consacrazione. Perciò essi anzitutto intendono darsi totalmente a DIO nella perfetta carità, e gli istituti conservino la propria particolare fisionomia cioè quella secolare, per essere in grado di esercitare efficacemente e dovunque il loro specifico apostolato nella vita secolare, come se appartenessero alla vita secolare.
  2. Tuttavia sappiano (gli Istituti Secolari) che non potranno assolvere un compito così importante, se i loro membri non riceveranno una tale formazione nelle cose divine e umane da diventare realmente fermento nel modo, destinato a dare vigore e incremento al Corpo di Cristo. I superiori, perciò seriamente procurino di dare ai loro sudditi una istruzione specialmente spirituale e di sviluppare ulteriormente la loro formazione.

Da questo breve succinto riferimento del Concilio si deducono le caratteristiche fondamentali degli Istituti Secolari, che possiamo così riassumere:

– si tratta di vera e completa professione dei Consigli evangelici (povertà, castità, obbedienza), che comporta una consacrazione a DIO totale, nella perfetta carità;

– i membri degli Istituti Secolari devono conservare la fisionomia secolare, comportandosi ovunque come se appartenessero alla vita secolare;

– la finalità è ben specificata esercitare efficacemente ed ovunque l’apostolato nella maniera propria di chi vive nel secolo;

– è sottolineata in fine l’esigenza di una profonda formazione nelle cose divine e umane (anche umane), per operare come fermento nel mondo.

Chi sono i membri degli Istituti Secolari?

Risponde a questa domanda il Santo Padre Paolo VI, nel discorso ai rappresentanti degli Istituti Secolari tenuto a Roma il 2° settembre del 1972, anno XXV della “PROVIDA MATER ECCLESIA”:

Voi siete a una misteriosa confluenza tra due poderose correnti della vita cristiana (la
corrente ‘religiosa’ e la corrente ‘laicale’), accogliendo ricchezze dall’una e dall’altra. Siete laici, consacrati come tali dai sacramenti del battesimo e della cresima; ma avete scelto di accentuare la vostra consacrazione a DIO con la professione dei Consigli evangelici, assunti come obblighi con un vincolo stabile e riconosciuto. Restate laici, impegnati nei valori secolari propri e peculiari del laicato, ma la vostra è una secolarità consacrata. D’altra parte, non siete religiosi, ma la vostra scelta conviene con quella dei religiosi, perché la consacrazione che avete fatto vi pone nel mondo come testimoni della supremazia dei valori spirituali ed escatologici, cioè del valore assoluto della vostra carità cristiana. La Consacrazione battesimale è stata radicalizzata in seguito ad un’accresciuta esigenza di amore, suscitata in voi dallo Spirito Santo… Tale da spingervi ad un fondamentale per la vita secondo le beatitudini evangeliche. Così siete realmente consacrati e realmente nel mondo. Siete nel mondo, e non del mondo, ma per il mondo. La vostra è una forma di consacrazione nuova e normale originale suggerita dallo Spirito Santo per essere vissuta in mezzo alle realtà temporali e per immettere la forza dei Consigli evangelici cioè dei valori divini ed eterni in mezzo ai valori umani e temporali. Le vostre scelte di povertà, castità e ubbidienza sono modi di partecipazione alla croce di Cristo, perché a Lui vi associano nella privazione dei beni altrove leciti e legittimi; ma sono anche modi di partecipazione alla vittoria di Cristo risorto, poiché vi liberano dal facile sopravvento che tali valori potrebbero avere sulla piena disponibilità del vostro spirito
”.

Zaccaria Negroni vive tutto questo con ogni piccolo grande uomo aiutandosi in questo con la paziente osservanza del “piccolo ufficio” che i Discepoli di GESÙ recitano ogni giorno (7).

Ciascuna delle “ore” ha la sua nota caratteristica. MATTUTINO incomincia con la parola confortatrice di GESÙ: “Non temete, piccolo gregge, poiché piacque al Padre vostro dare a voi il Regno” (S. Luca, XXII, 32–34).

È ricordata la chiamata dei Discepoli, e la loro speciale missione, con le parole con cui si inizia il Capitolo X di S. Luca: “Elesse il SIGNORE altri settantadue; e li mandò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove egli era per andare; e diceva loro: “La mésse è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Padrone della mèsse, ché mandi operai per la sua raccolta”.

Viene infine ripetuto il dolce e forte invito di GESÙ al giovane ricco (S. Matteo, XIX, 21): “Se vuoi essere perfetto va, vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi”.

Alle LAUDI si continua la lettura del capo X di S. Luca (versetti 3 e 4): “Andate, ecco io vi mando come agnelli tra i lupi. Non portate né borsa, né sacca, né calzari; e per  strada non salutate alcuno”.

A questo punto, normalmente, si inserisce la meditazione e quindi la S. Messa, nello spirito della sacra liturgia.

PRIMA si conclude con la lettura di un altro passo del capo X di S. Luca (versetti 5 e 6): “In qualunque casa entrerete, dite prima: Pace a questa casa. E se ci sarà un figlio di pace, la vostra pace si poserà su lui, se non ritornerà a voi”.

Il Discepolo è portatore di pace la pace di GESÙ, non quella che dà il mondo (cfr. S. Giovanni, XIV) la pace che è premio della “giustizia”, di cui il discepolo di GESÙ deve avere “fame e sete” (cfr. il Discorso delle Beatitudini in S. Matteo, V, 6); la pace vera, infine, frutto dello Spirito Santo, che come canta il Poeta della “Pentecoste” è “immobile” ai “terrori” della persecuzione e alle “lusinghe infide” del Tentatore:

…pace

Che il mondo irride.

Ma che rapir non può”.

Dopo PRIMA viene sospesa la lettera del capo X di GESÙ; Luca; risponderà a VESPRO. Il sole è ormai apparso all’orizzonte e incomincia la giornata di lavoro. Si tratta ora di mettere in pratica gli insegnamenti di GESÙ.

A TERZA, SESTA e NONA vengono messi in rilievo tre particolari aspetti della pietà dei “Discepoli” la fedeltà alla Chiesa e alla Gerarchia, che il “Discepolo di GESÙ” è chiamato in modo speciale a servire (TERZA); la carità fraterna, che è “il segno di riconoscimento” dei Discepoli (SESTA); la devozione al Sacro Cuore di GESÙ e a MARIA Santissima, che è la Madre dei Discepoli (NONA).

Diamo uno sguardo a ciascuna di queste “ore”. TERZA, l’ora in cui lo Spirito Santo discese nel Cenacolo, si concluse con recita della “Sequenza” di Pentecoste, anche a significare la speciale devozione dei “Discepoli di GESÙ” per la Terza Persona della Santissima Trinità. Si riafferma la fedeltà alla Chiesa e la devozione filiale alla Gerarchia e si prega per il Papa, per il Vescovo per il Parroco e per tutti gli altri Sacerdoti, ed anche per i laici che partecipano all’Apostolato Gerarchico, ossia per l’A.C..

È messa in particolare rilievo l’umiltà del “Discepolo” e la sua perfetta obbedienza ai Pastori della Chiesa, ricordando l’ammonimento del primo Papa (I. lettera di S. Pietro, 5, 5): “Siate soggetti ai Sacerdoti; e tutti rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché DIO resiste ai superbi e dà la grazia agli umili”.

SESTA è l’ora del convito spirituale coi fratelli. Si ripete il sublime inno alla Carità, di S. Paolo (I. ai Corinti, 13, I – 9). Si ripetono le parole ispirate dell’Apostolo della Carità (I. lettera di S. Giovanni, 4, 15): “DIO è carità; e chi sta nella carità sta in DIO e DIO in lui”.

Si ricorda infine, che la carità è il segno di riconoscimento dei Discepoli di GESÙ (Vangelo di S. Giovanni, III, 34–35): “Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli se vi amerete l’un l’altro come io ho amato voi”.

NONA è l’ora della morte di GESÙ: l’ora del S. Cuore (trafitto dalla lancia) e dell’Addolorata. Si legge un tratto della Passione di GESÙ nel racconto dell’apostolo S. Giovanni (XIX, 34): “Presso la croce di GESÙ stavano sua Madre e la sorella di sua Madre Maria di Cleofa e Maria Maddalena. E GESÙ, vedendo sua Madre e vicino a Lei il discepolo che gli era caro, disse a sua Madre: Donna, ecco il tuo figlio. Poi disse al discepolo: Ecco la Madre tua”.

Queste ultime parole in latino “Ecce Mater tua” – vengono ricordate dai “discepoli” con particolare affetto; esse figurano tra l’altro, nei fogli intestati dell’Istituto, quasi motto araldico di una Nobiltà che trascende tutte le dignità umane.

Ed eccoci a VESPRO. Il giorno volge ormai al termine; dal capo di S. Luca è riportata la scena del ritorno dei discepoli dalla loro missione (vers. 17–20): “I settantadue tornarono lieti dicendo SIGNORE, anche i demoni sono a noi soggetti in virtù del tuo nome. E GESÙ disse loro: Io vedevo satana cadere dal cielo come folgore; ecco, v’ho dato potere di calcare serpenti e scorpioni e di superare tutta la potenza del nemico; e nulla vi farà male. Pure non vi rallegrate perché vi stanno soggetti gli spiriti; ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nel cielo”.

È un richiamo forte e soave alla santa umiltà. I successi nell’apostolato non dipendono da noi, dalla nostra abilità umana, ma dalla potenza e liberalità di DIO. Non dobbiamo dunque menar vanto di quanto il SIGNORE si degna operare per nostro mezzo, perché “siamo servi inutili” (S. Luca XVII, 10). Ma è soprattutto un richiamo alla “beatitudine” della vita alla contemplazione di DIO, che ha inizio su questa terra e si perfeziona in cielo. Lo spiegano meglio le parole di GESÙ, che seguono (S. Luca, X, 22–25): “Tutto fu dato a me dal Padre mio e nessuno conosce chi sia il Figliolo, fuori del Padre; né chi sia il Padre, fuori del Figliolo, e fuori di colui al quale il Figliolo avrà voluto rivelarlo. E rivolto ai suoi discepoli disse: Beati gli occhi che vedono quello che voi vedete!…”.

Lo stesso concetto è infine chiaramente espresso nelle parole con le quali si chiude il capo di S. Luca, rivolte da GESÙ alla sorella di MARIA Maddalena: “Marta, Marta, tu ti
affanni e ti inquieti di troppe cose. Eppure una sola è necessaria. E MARIA ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta
”.

Ad esprimere la pena del cuore per tutti questi divini richiami, viene a proposito la recita del “Magnificat”, il sublime Cantico di MARIA Santissima (S. Luca, I, 46–55).

Il sole è ormai tramontato, è il momento della visita a GESÙ Eucaristico. Il pensiero corre spontaneo ai discepoli di Emmaus (cfr. S. Luca, capo XXIV), che riconobbero GESÙ “allo spezzar del pane” e dei quali vien riportata l’ardente invocazione: “Resta con noi, o SIGNORE, perché si fa sera e il giorno declina!”.

È sopraggiunta la notte. Si è recitato il Santo Rosario, si è fatto diligentemente l’esame di coscienza e chiesto perdono a DIO delle mancanze commesse.

Prima del riposo si recita COMPIETA, l’ultima “ora” del “piccolo ufficio”, che riporta ancora un tratto del capo di S. Luca (versetto 21): “In quel punto GESÙ esultò di Spirito Santo e disse Gloria a te, Padre, SIGNORE del cielo e della terra, ché hai nascoste queste cose ai savi e avveduti e le hai rivelati ai semplici. Così, Padre, perché così piacque a Te”.

I Discepoli fedeli alla propria Vocazione sono, come gli Apostoli, “la gloria di Cristo” (S. Paolo, II ai Corinti, 9, 23).

GESÙ esulta e prorompe in un inno di grazie al Padre Celeste, perché ad essi, e non
ai savi e avveduti del mondo, ha riservato i segreti del Regno.

Così, nel giro di ciascuna giornata, il “Discepolo di GESÙ” sente di trascorrere, come in compendio, tutta la sua vita di religioso dalla “chiamata”… alla Gloria!

Così, nello Spirito del Vangelo, il discepolo vive in DIO la sua “giornata” terrena accumulando tesori per la vita eterna.

Quanti dotti sono completamente all’oscuro di questi santi misteri, e si affaticano invano a ricercare la soluzione dei più grandi problemi della vita! Essi soffrono indicibilmente.

Beato te se per la tua umiltà giungesti dove questi per la loro superbia non giunsero (5).


[1] Cfr. La Costituzione del Concilio Vaticano II: Gaudium et spes n°1.

Il cristiano nel temporale

Il 1° ricordo che ho di Zaccaria Negroni risale al lontano 1959, io giovanissimo, avevo solo dieci anni, avevo solo dieci anni, Lui sessantenne (neo deputato) era contorniato da tanto affetto e stima.

Alla fine della riunione dove prese la parola lasciandomi: “Incantato dalla sua dialettica” si avvicinò verso il nostro gruppo di S.Giovanni (Nettuno) insieme con Del Frate si mise a parlare con Gianfranco Ferrari, Antonio Simeoni, Mario Cerri e mio fratello Franco, alla fine si accorse anche di me: il “suo” nuovo Aspirante Minore.

Dopo quell’incontro nell’arco degli anni ci siamo rivisti molte altre volte, ma quanti giovani o meno giovani lo ricorderanno ancora?

Negroni, per quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo, non può essere dimenticato.

Emanava un fascino carismatico, il suo volto era lo specchio della sua anima. Viveva, come il libro che costantemente leggeva, a “Imitazione di Cristo”.

Diede molto tempo della sua vita terrena all’Azione Cattolica; ideò, fondò e divenne Delegato Nazionale del Movimento Aspiranti.

Ideò la Regola dell’Aspirante (8) che riportò integralmente:

I. LE VIRTÙ:

1) L’Aspirante è tra i primi in tutto, per l’onore di Cristo Re.

2) L’Aspirante vive di GESÙ.

3) L’Aspirante è pronto all’obbedienza.

4) L’Aspirante è leale.

5) L’Aspirante è puro in pensieri, parole e azioni.

6) L’Aspirante è apostolo tra i compagni.

7) L’Aspirante è sempre lieto e contento.

II. IL DIVINO MODELLO: GESÙ Adolescente.

III. GLI AMICI: L’Angelo Custode; il Santo di cui si porta il nome; i Sacerdoti; i genitori; i maestri buoni; i compagni buoni; i libri e i giornali buoni.

IV. I NEMICI: Il demonio, i compagni cattivi; l’ozio; il rispetto umano; i libri e i giornali non buoni; lo sport mal regolato.

V. IL MOTTO: Preghiera – Azione – Sacrificio.

VI. IL SALUTO: Sia lodato GESÙ Cristo!

VII. IL SEGNO DI RICONOSCIMENTO: La carità verso i compagni.

VIII. I GRANDI AMORI: L’Eucarestia; l’Immacolata; il Papa.

IX. I GRANDI IDEALI: La Famiglia; la Chiesa; la Patria.

X. I DOVERI DI SOCIO:

L’Aspirante:

  1. Rinnova ogni anno la tessera;
  2. Porta con fierezza il distintivo;
  3. Legge sempre il suo giornale;
  4. Frequenta con diligenza la scuola di Cultura Religiosa;
  5. È presente alle adunanze e alle manifestazioni sociali;
  6. Dà ogni anno gli esami di Cultura;
  7. Obbedisce con prontezza ai Superiori dell’Associazione.

XI. IL DISTINTIVO D’ONORE: L’obbedienza filiale al Papa, al Vescovo, al Parroco.

XII. LA PROMESSA: Prometto di compier bene e fedelmente tutti i miei doveri di Aspirante della Gioventù Italiana di A.C…, ma sapendo di non poter nulla da solo, a GESÙ chiedo le grazie necessarie, confidando nell’aiuto della MAMMA Celeste. Così sia.

Per seguire meglio i ragazzi ed aiutarli creò anche i Delegati Aspiranti che per essere tali doveva seguire un corso e conseguire un brevetto.

Ebbi la fortuna di seguire anch’io nel 62–63 questo corso fatto da Zaccaria Negroni nella nostra Associazione per tutta la zona mare.

Le lezioni furono suddivise in quattro parti:

  1. Il movimento Aspiranti;
  2. Il metodo della sezione Aspiranti;
  3. La figura dell’educatore: il Delegato Aspiranti;
  4. L’ambiente e la sua influenza sul ragazzo.

Per i non addetti ai lavori forse potrà sembrare eccessivo riportare queste lezioni, ma affinché questo lavoro non andasse perso e per far meglio comprendere il pensiero di Zaccaria Negroni, ho ritenuto opportuno riportarlo così schematizzato.

I Lezione: IL MOVIMENTO ASPIRANTI.

Che cosa è il movimento aspiranti? Esso fa parte della GIAC, ed è in particolare una organizzazione di laici al servizio della Chiesa.

Scopi:

a) educatore i ragazzi che gli sono stati affidati. Educazione cioè spirituale, soprannaturale umana, corpo, cuore e volontà.

b) esercitare una influenza cristiana sui ragazzi. Direttamente: avvicinandoli con iniziative tipiche della sezione Aspiranti. Indirettamente: con i rapporti con la scuola e con la famiglia.

c) preparare una schiera sempre più numerosa al servizio della Chiesa.

Struttura:

Il movimento aspiranti è collegato con i fanciulli di Azione Cattolica e con il movimento Juniores.

II Lezione: IL METODO DELLA SEZIONE ASPIRANTI.

Metodo: Ordinata concezione dell’azione, come tale frutto tipico della intelligenza umana.

Metodo di educazione: È il procedimento attraverso il quale cerca di far raggiungere al
soggetto da educare il fine proprio della educazione.

I pilastri di ogni metodo sono:

  1. Il fine;
  2. L’educatore;
  3. Il soggetto da educare.

I pilastri del metodo della sezione Aspiranti sono:

  1. Il fine è la educazione cristiana. La Sezione Aspiranti si propone, nell’ambito dell’educazione cristiana, di educare il ragazzo all’apostolato nelle file dell’A.C.
  2. Educatore: è il Delegato Aspiranti.
  3. Il ragazzo: è il soggetto da educare. L’educatore non crea, ma suscita la personalità del ragazzo. Ogni Delegato Aspirante deve conoscere i suoi ragazzi.
    Conoscere significa scoprire difetti e virtù in modo da correggere i primi e valorizzare le seconde. Per questo occorre:

    1. Esame completo della situazione del ragazzo (famiglia ecc.);
    2. Un’osservazione delle relazioni del ragazzo (nel gioco, ecc.);
    3. Un colloquio continuo.

III Lezione: LA FIGURA DELL’EDUCATORE IL DELEGATO.

Chi è il Delegato Aspiranti? E un giovane, che, pur non avendo completato la propria formazione, pone al servizio dei ragazzi la propria maturità senza dimenticare i propri doveri di Stato. Per essere tale il Delegato Aspiranti deve:

  1. Formarsi spiritualmente: meditazione, direzione spirituale.
  2. Vivere in grazia: che per il Delegato Aspiranti significa purezza integrale.
  3. Donarsi all’apostolato: richiede sacrificio, donazione ed equilibrio.

SPIRITO DI SACRIFICIO: Quando il Delegato Aspiranti saprà sacrificare anche un’ora di sonno per pregare di più o lavorare in Sezione, quando saprà rinunciare anche ai divertimenti leciti per servire meglio i suoi Aspiranti, quando saprà superare senza scoraggiarsi anche l’incomprensione del suo lavoro.

DONAZIONE: Vuol dire “presenza” vicino ad ogni ragazzo che DIO ci ha affidato.

EQUILIBRIO: Quando saprà fare altrettanto bene il suo dovere di studente o di lavoratore e la sua attività di Sezione.

SCELTA DEI COLLABORATORI. Per:

  1. estendere il numero delle attività;
  2. per assicurare la continuità della Sezione;
  3. per allargare la possibilità di lavoro educativo.

RAPPORTI ORGANIZZATIVI: Sono i rapporti che legano il Delegato al Presidente ed al Consiglio di Associazione di cui fa parte di diritto.

L’ASSISTENTE: È l’anima della Sezione e del Delegato.

Assistente + Delegato = Sicurezza del Lavoro.

IV Lezione: L’AMBIENTE E LA SUA INFLUENZA SUL RAGAZZO.

L’ambiente è quel tessuto di relazioni che si stabiliscono tra l’uomo e l’insieme dei fattori naturali, spirituali che costituiscono la “vita” che ci circonda nella sua totalità.

Ambiente = Rapporto che lega questi fattori:

– naturali (clima, paesaggio)

– individuali (persone con le quali si è in contatto)

– spirituali e culturali (arte, letteratura, TV).

– Il nostro esame ha lo scopo di:

  1. metterci in guardia contro gli elementi negativi presentati dall’ambiente e trovare i rimedi possibili;
  2. maturare la nostra sensibilità e preparazione;
  3. scoprire molti elementi positivi e imparare a sfruttarli nell’opera educativa;
  4. individuare i principali veicoli che trasmettono le idee considerando in particolare stampa e TV.

Fattori da tenere presenti:

– il ragazzo di oggi ha un’esperienza maggiore di ieri;

– il ragazzo di oggi cerca di “incarnare i personaggi che il mondo gli offre” (falsa gerarchia di valori, predominanza dei valori esteriori e materiali);

– facilità che hanno i ragazzi di possedere denaro. E quali usi ne fanno?!!?

– la tecnica. Illusione dell’uomo di poter sostituire con essa persino DIO.

Ecco quindi l’impegno dell’educazione di condurre tutto al giusto valore.

Importanza infine del Delegato di approfondire la sua conoscenza della vita che lo circonda politica, cronaca, attualità, ecc. ecc..

Zaccaria Negroni organizzava incontri, teneva conferenze, agiva sempre con estremo coraggio in qualsiasi situazione politica o umana, in guerra o in pace. Era sempre pronto a creare qualcosa di nuovo affinché i giovani fossero impegnati in qualcosa di buono.

In me è ancora vivo il ricordo della sera del 17 ottobre 1969 ad Albano; tutta la Diocesi fu coinvolta in questa: “ Marcia dei Continenti”.

Aveva come suo solito mandato avvisi a tutte le parrocchie cercando di sensibilizzare tutti a questa: “Tre giorni Missionaria” ad Albano (3).

Il nostro punto di partenza era il Seminario per arrivare poi in piazza.

All’ora stabilita partì la marcia, i primi erano ragazzi di tutte le varie nazioni divisi per Continente, noi rappresentavamo il Continente Europeo, ed ogni capo– gruppo portava una croce.

Più passava il tempo e più numerosi erano i partecipanti.

Chi ci guardava aveva la sensazione di vedere un fiume in movimento. La cosa strana che più ci avvicinavamo alla piazza e più ci rendevamo conto che era vuota.

Dopo pochi attimi dalle cinque strade come i cinque Continenti, arrivò una marea di persone e la piazza in un baleno fu stracolma di gente.

Le cinque croci vennero deposte sotto la grande croce del palco.

Prese la parola il primo oratore Walter Trignani: rivolgendo il saluto al Papa, ribadì: “Tu sei Pietro”. E dalle migliaia di persone presenti si elevò una ovazione. Parlò poi Carlo Carretto.

Tutte le barriere ideologiche erano crollate. Ma di Zaccaria Negroni, che era scomparso in punta di piedi, come suo solito, nessuno fece cenno.

Era un’instancabile guida, elemento di coagulo, fonte inesauribile sempre fresca: quella di Cristo.

Il mondo ricorda più facilmente i grandi uomini sanguinari come Napoleone o Hitler e dimentica con altrettanta facilità i “piccoli” uomini come “Francesco” o “Zaccaria” portatori di PACE e d’AMORE.

Instancabile lavoratore appena si era alla fine di un lavoro già ne preparava un altro. Non sembrava mai stanco; non lasciava che la stanchezza avesse il sopravvento mi scriveva il 21 dicembre del 1970:

Quante cose! Non ci lasciano in pace neppure durante le vacanze natalizie. Ma… ci riposeremo, diceva don Bosco, in Paradiso: altro che vacanze, l’eternità![1]

Nel grande impegno profuso in questa direzione per il mondo giovanile nell’ambito dell’A.C. decisero di affidargli l’incarico di Delegato Centrale degli Aspiranti.

Questo fece si che da quel momento in poi divenne un pendolare; tutti i giorni da Marino a Roma al quarto piano di L.go Cavalleggeri.

Quando poi iniziò la pubblicazione dell’ Aspirante molte volte fece questo tragitto senza aver chiuso occhio per tutta la notte, perché a volte finiva gli articoli da pubblicare, giusto in tempo per un caffè e via.

Fu di questo periodo la fondazione della casa: Anonima Veritas Editrice meglio conosciuta come A.V.E. creata per essere al servizio oltre che dell’Aspirante di tutta la stampa cattolica.

Le difficoltà furono molte soprattutto dovute al regime che ogni tanto lo poneva sotto sequestro.

Francesco Mercaldi, uno dei Discepoli di GESÙ (autista del Vescovo Mons. Macario e dell’On. Zaccaria Negroni) ci narra:

Eravamo in tipografia quando all’improvviso arriva una squadra di fascisti: controllano tutto, mettono tutto a soqquadro non trovano niente di interessante, vanno via. Avevano visto ogni cosa, ma non avevano visto cosa c’era nella macchina: l’Enciclica “NON ABBIAMO BISOGNO” di Pio XI. Oppure degli innumerevoli viaggi fatti da Zaccaria Negroni per l’Italia per tenere conferenze dell’A.C. e soprattutto per gli Aspiranti. A volte tornava stanco e febbricitante. Era suo solito utilizzare i mezzi pubblici mai di prima classe o di lusso con le tragiche conseguenze. Ovunque andava era per svolgere il lavoro affidatogli e quindi non vedeva mai nulla delle città e dei monumenti famosi non aveva tempo li avrebbe visti in seguito dall’altro mondo. Non poteva perdere tempo per cose futili”.

Qualsiasi cosa egli facesse dava il senso ed il fine ultimo a DIO, e non aveva mai paura di mostrare quello che sentiva o quello che voleva realizzare.

Guardate cosa scriveva nel 1952 come Ambrogio Campanaro in risposta ad una lettera di un certo Amedeo:

Caro Campanaro,

mi sono convinto di una cosa: a questo mondo chi fa il bene riceve solo critiche e non contenta nessuno; e i primi a tradire sono i beneficati! per cui… darei quasi ragione a quelli che dicono: ‘e chi te lo fa fare?’. Meglio pensare agli affari propri, non impicciarsi più di niente e chi vuole Sant’Antonio se lo preghi.

Amedeo

Risponde Zaccaria:

Caro Amedeo,

ricambio di cuore i saluti; ma per quanto mi scrivi devo mettere alcuni puntini sugli i. Primo puntino sugli i.

Tu ti sei convinto adesso, ma io lo ero da un pezzo.

Dunque ho ragione io!

Aspetta!… son convinto da un pezzo che se faccio conto della riconoscenza umana, se faccio il bene per avere quaggiù un contraccambio… il conto non mi torna, mai e poi mai! Tutta remissione. Fallimento. Bancarotta.

Come se io mi mettessi a fabbricare un palazzo fidando sull’aiuto finanziario di povera gente… più disperata di me.

Se voglio costruire il palazzo bisogna che faccia conto su qualcuno… che ha il portafoglio ben fornito: è chiaro. … Tu già hai capito! (L’ho sempre detto che Amedeo è una persona intelligente). Hai capito che sarei molto… ingenuo se aspettassi qualche aiuto dai più disperati di me; ma devo chiedere tutto al SIGNORE e confidare in Lui solo.

Secondo puntino sugli i:

Chi me lo fa fare è l’amore di DIO e del prossimo.

Ed è anche il mio vero vantaggio.

Perché non fa bene “gli interessi propri” chi si chiude nel suo egoismo; per niente affatto!

L’egoista si procura il Purgatorio quaggiù (“guai a chi è solo!…”) e l’inferno nell’altra vita.

Non v’è gioia più grande del bene compiuto per amore di DIO.

Terzo ed ultimo puntino.

Se mi ricompenseranno a calci, tanto di guadagnato.

Non spalancare gli occhi, è così e sissignore.

“Se fate del bene a quelli che possono ricambiarvelo, che merito avete?…”.

GESÙ Cristo ha fatto del bene a tutti… e per ricompensa lo hanno crocifisso.

Ma Lui è Figlio di DIO!

Noi siamo figli “adottivi” di DIO, mediante la Grazia.

L’ ordine è categorico:

“Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli”.

Questo è.

Caro Amedeo, io il Vangelo non lo posso cambiare.

Evviva te, tre volte evviva se mi diventi… un pochino più cristiano, se pensi cioè come dice Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi più a far bene che a star bene.

E finirai con lo star meglio.

Cordialmente tuo. Ambrogio
Campanaro
” (9)

Il suo modo di essere faceva sì che chiunque avesse bisogno di aiuto, Lui era sempre pronto e disponibile; ne sanno qualcosa i Marinesi.

Leggendo il libro: “Marino sotto le bombe” si vede la triste storia colpito dalla guerra, ma tra le sue righe si pur benissimo leggere anche (se si vuole) i sacrifici, le preoccupazioni, le attese di Zaccaria Negroni per i suoi fratelli più bisognosi.

Avrebbe potuto fare come tutti gli altri, invece prese in mano la situazione ed insieme con altri volontari fecero il possibile e l’impossibile per i vivi e per i morti.

All’arrivo degli alleati venne nominato Sindaco di Marino, senza tentennamenti si diede alla ricostruzione della città.

Il 6 giugno del 196´ nella ricorrenza del ventennale da un “Numero Unico” a cura del Comune scrive:

Fare il Sindaco non è facile. Se non pigli la carica come una missione, non resisti, tante sono le responsabilità, e così pressanti le esigenze della popolazione; contentare
tutti poi è come risolvere la quadratura del cerchio. Ma figuratevi venti anni fa! Sentite quale spettacolo presenta Marino il giorno della liberazione… Ma già, è inutile che io rievochi queste cose. Oggi chi le crederebbe? Appaiono come storie di un tempo lontano lontano e ringraziamo Iddio. Sono passati venti anni e sembrano secoli
”. (1)

Strana a dirsi la vita sociale di Zaccaria Negroni coinvolto il più delle volte nella vita pubblica per forza di circostanza.

Lo troviamo giovanissimo nella fondazione del Movimento Popolare di Don Sturzo, a Marino, prima, durante e dopo la guerra, e successivamente nella battaglia Senatoriale del 1953 in quel di Frascati e lo vediamo uscire vincitore nonostante le scarsissime possibilità di successo.

Nel 1958¸ visto che quella poltrona Senatoriale fa gola, accetta di passare alla Camera dove come cinque anni prima le possibilità sono scarsine, eppure riesce anche questa volta.

Da confidenze fatte dal suo autista: Zaccaria Negroni in quei dieci anni fu impegnatissimo, sempre presente e puntuale.

Abbracciò con entusiasmo la causa artigiana, una categoria che aveva bisogno di risorgere, diventò prima Presidente dell’Associazione (Sindacale) degli Artigiani di Roma e provincia, e quindi Presidente dell’A.C.A.I. (Associazione Cristiana Artigiani Italiani).

In Parlamento porta le due leggi, una sulla disciplina giuridica delle imprese artigiane e l’altra sulle mutue di malattia (luglio e dicembre 1956) che determinano il rilancio di questo settore.

Di seguito propugno due schemi dove si evince l’attività parlamentare, divisa in : CAMERA dei DEPUTATI e del SENATO.

CAMERA dei DEPUTATI

Assemblea Plenaria.

– Interventi nelle discussioni di disegni di legge: Estensione dell’assicurazione obbligatoria invalidità, vecchiaia e superstiti, agli artigiani ed ai loro familiari (N.592, N.42, N.190).

– Abolizione dell’imposta comunale di consumo sul vino (N.1664, N.294, N.295).

– Nuove disposizioni in materia di imposta generale sull’entrata (N.1747).

Proposte di legge presentate:

– Soppressione del Comitato Autonomo Asili Infantili Agro– Romano e suo assorbimento da parte del Comune di Roma (N.1906).

Interrogazioni con risposta scritta:

– Ripristino edifici industriali danneggiati dal mal tempo nelle zone di Castel Gandolfo e di Pomezia (Roma).

VIII COMMISSIONE (Istruzione)

Interventi nelle discussioni di disegni di leggi:

– Aumento del fondo fisso a carico dello Stato destinato al funzionamento ed all’incremento dell’Istituto Centrale del Restauro (N.644).

– Norme per l’equiparazione degli studi compiuti presso l’Accademia Militare e le Scuole di Applicazione dell’Esercito al biennio propedeutico d’Ingegneria (N.975).

XIII COMMISSIONE (Lavoro)

Interventi nelle discussioni di disegni di leggi:

– Aumento del contributo a carico dello Stato per l’Assistenza di malattia agli artigiani (N.2572).

– Modifiche al testo unico delle norme concernenti gli assegni familiari e la determinazione del contributo per la Cassa per l’Integrazione dei Guadagni degli Operai dell’Industria (N.3134, N.2603, N.882, N.1336, N.1801, N.1914, N.2227, N.2359, N.1708).

– Disposizione per il miglioramento dei trattamenti di pensioni corrisposti dalla gestione speciale per l’Assicurazione obbligatoria invalidità, vecchiaia e superstiti degli Artigiani e loro familiari (N.4013).

Interventi delle discussioni di legge:

– TITOMANLIO, VITTORIA, MAZZONI: Disposizioni per l’estensione dell’Assistenza Sanitaria agli Artigiani titolari di pensione (N.2663, N.2682).

SENATO della Repubblica

II Legislatura:

Presentazione disegni di legge:

Anno 1954

– Tutela della denominazione d’origine dei vini (N.166).

– Classifica e trasformazione delle Scuole d’Arte (N.342).

– Trattamento di quiescenza dell’appartenenti alla disciolta milizia volontaria (N.294).

– Stato giuridico del personale insegnante non di ruolo (N.54).

– Soppressione dei ruoli speciali transitori degli insegnamenti Scuole Elementari (N.643).

– Modifiche art. 2 del 7/5/4¸ n° 1076 (N.677).

– Aumento contributo art. 198 legge 22/4/41 a favore Cassa Assistenza e Previdenza degli Scrittori, Autori drammatici e Musicisti (N.767).

Anno 1955

– Autorizzazioni ad effettuare tre lotterie nazionali (N.793).

– Riconoscimento Titolo Ingegneri ai diplomati ai corsi superiori presso l’Istituto Industriale di Torino negli anni 1927 e 1928 (N.875).

– Provvedimenti per il trasferimento di stabilimenti carcerari (N.905).

– Garanzia dello Stato sui mutui concessi dalla Cassa Depositi e Prestiti alle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza per la costruzione di Ospedali (N.921).

– Proroga sino al 30 giugno del 1956 per gli Istituti Autonomi per le case popolari del termine di cui art. unico della legge 1/7/52, 864, in relazione alle agevolazioni tributarie previste dall’art. 147, del testo unico dell’edilizia popolare ed economica, approvato con R.D. 28 aprile 1938 n° 1165 (N.1091).

– Stato di previsione della spesa del M.P.I. es. 1 luglio 1955 3° giugno 1956 (N.1165).

– Proroga dei benefici tributari in materia di Edilizia (N.1263).

– Privilegi tributari nel settore dell’Edilizia nuova e di ricostruzione (N.1278).

Anno 1956

– Riordinamento degli organici dell’insegnanti degli educati governativi femminili e concorsi speciali negli stessi (N.578).

– Disposizione in favore degli ins. Elementari colpiti dal divieto di cumulo delle pensioni (N.1237).

– Modificazioni alla legge del 9 agosto 1954 n° 651 concernente la classificazione e la trasformazione delle Scuole d’Arte. N° 1289 Proroga delle agevolazioni fiscali e tributarie in materia di Edilizia (N.1262).

– Collocamento nei ruoli ordinari degli Istituti d’Istruzione Secondaria e Artistica degli Insegnanti forniti di idoneità conseguito in concorsi a cattedra (N.1335).

– Estensione di agevolazioni fiscali di finanziamenti effettuati dalla Regione Sarda nei settori dell’Artigianato e delle piccole e medie Industrie (N.1445).

– Stabilità nell’incarico degli insegnanti non di ruolo degli Istituti e Scuole Secondarie Statali (N.1511).

– Estensione ai Licei Linguistici Femminili “S. Caterina da Siena” di Venezia e “Orsoline” di Cortina d’Ampezzo delle norme in vigore per l’iscrizione ai corsi per il conseguimento del la laurea in lingue e letterature straniere (N.1564).

– Stanziamento nel Bilancio del Ministero delle Finanze, esercizio 55–56, della somma di lire 150.000.000. occorrenti per le esigenze rela­tive alla liquidazione della Soc. Ala Italiana (N.1575).

– Modifiche al capo VI della legge 25/7/52 sul credito dell’Artigianato (N.165).

Anno 1957

– Interpretazione autentica del comma I° dello art. unico della legge 8/12/56 n° 1429 (N.2068).

Anno 1958

– Norme per il riordinamento dei Patronati Scolastici (N.2293).

– Estensione al liceo linguistico “Nazareth” di Napoli delle norme in vigore per l’iscrizione ai corsi per il conseguimento della laurea in lingue e letterature straniere (N.2423).

– Norme a favore del personale insegnante del territorio di Trieste (N.2443).

– Passaggio dei Professori dei ruoli speciali transitori nei ruoli ordinari (N.2348).



[1] Lettera in Appendice

Modernità del messaggio di Zaccaria Negroni

Zaccaria Negroni lo definirei: “Uomo del Concilio”.

Stimato ed apprezzato sia da Giovanni XXIII sia da Paolo VI; quest’ultimo conosceva benissimo Zaccaria sin dai tempi che era assistente della FUCI, erano rimasti in contatto anche dopo che Montini era salito al soglio Pontificio.

Diverse erano state le occasioni per incontrarsi: ufficialmente per gli incontri di Paolo VI con la Diocesi di Albano; ufficiosamente per colloqui privati.

Per Paolo VI, Zaccaria Negroni era semplicemente Zaccaria e questa familiarità ci dimostra la stima e l’affetto che nutriva per Lui.

Mons. Bonicelli racconta di quanto andò per la prima volta come Vescovo di Albano in udienza a Castel Gandolfo dal Papa: “Mi impressionò il fatto che Paolo VI conosceva molto più di me questa Diocesi, persone ed avvenimenti; ma prima di tutti gli altri domandò: E Zaccaria come sta? E Zaccaria come sta? Dovetti fare un attimo di mente locale per avvertire che Zaccaria per Paolo VI era Zaccaria Negroni” (1).

Quanto possono avere inciso uomini come Zaccaria Negroni, Emilio Giaccone e Mons. Grassi sui processi di sviluppo della Chiesa!

Può sembrare un’esagerazione, ma questi uomini sono stati “simbolo”, oserei dire, delle istituzioni che hanno presieduto e sono stati soprattutto i precursori di un’era come quella Conciliare.

Nel parlare di Zaccaria Negroni, abbiamo fatto cenno ad Emilio Giaccone, oltre Mons. Grassi, vediamo come lo stesso Negroni ricorda l’amico.

Molti in Italia, e non pochi nella nostra Diocesi, hanno conosciuto Emilio Giaccone, che il primo agosto il SIGNORE ha chiamato a Sé, improvvisamente.

L’hanno conosciuto per vari titoli: come “Tesoriere” della Gioventù di A.C., e poi di tutta l’A.C. Italiana; come Commissario dell’Ente per la Protezione Morale del Fanciullo (tenne tale incarico 11 anni); come Presidente del “Centro Nazionale per l Bontà nella Scuola” e, recentemente, del “Centro Nazionale Economi di Comunità”: ma soprattutto è conosciuto quale Presidente e, possiamo dire, padre dell’ ENAOLI, l’Ente Nazionale per l’Assistenza agli Orfani dei lavoratori italiani, a cui dedicò tanta parte della sua vita e tutto il suo cuore.

Alle esequie, celebrate nella città natale di Vaie in Val Susa, con il Vescovo di Susa che officiò il sacro rito, parteciparono rappresentanze dei nominati Enti e amici venuti da  tutta Italia.

Aveva ventitre anni quando venne a Marino, dalla sua Vaie. Sotto la scorsa del montanaro ardeva un cuore di missionario. E dopo che alla gioventù della Val Susa, alla gioventù marinese prodigò le primizie della sua forte personalità cristiana; mentre rendeva testimonianza di operoso sacrificio lavorando come “impressore” (mestiere assai faticoso, a quel tempo) in quella tipografia SANTA LUCIA (la stessa ove oggi si stampa “Vita Diocesana” ), nella quale, per alcuni anni, fu stampato il giornale: l’Aspirante, il periodico degli Aspiranti della Gioventù Italiana di A.C..

Fu poi, per breve tempo, insegnante nel Seminario di Campobasso, e quindi nel Seminario di Rieti: qui si trovò coinvolto, per il suo schietto spirito di libertà, negli avvenimenti che culminarono, nel maggio del 1931, con lo scioglimento della “Società della Gioventù Cattolica Italiana”.

Ricostituita, nel settembre del medesimo anno, la Gioventù Italiana di A.C. venne chiamato a Roma da Mons. Tardini (che fu poi Cardinale e Segretario di Stato di Papa Giovanni XXIII), per assumere l’incarico di “Tesoriere”. Così iniziò la sua vita “romana”, ospite nella casa degli Assistenti Ecclesiastici dell’ A.C..

A questi cenni biografici aggiungiamo alcuni pensieri scritti su un quaderno di appunti, come soleva fare ogni giorno, durante la breve e serena vacanza trascorsa a Vaie dove lo colse, improvvisa ed imprevedibile, la chiamata al Cielo. “È propria del cristiano, che vive di fede, l’aspirazione costante alla bontà ed alla prudenza. DIO preferisce chi fa le cose sbagliate a chi non fa niente: non ha simpatia per i pigri e per gli ignavi. DIO si diletta a perdonare e a correggere chi sbaglia; Egli gode nel ricavare il bene dal male. Solo dal nostro nulla non può ricavare nulla” (10).

Grande figura, quella di Emilio Giaccone che bene sembra stare vicino a Mons. Grassi e Zaccaria Negroni.

Quando nel 1925 fondarono: “ I Discepoli di GESÙ” la mentalità era ben altra; la Chiesa comprenderà questa realtà solo più tardi.

Pio XII farà un documento solo il 2 febbraio 1947: la Costituzione Apostolica “PROVIDA MATER ECCLESIA” sugli Istituti Secolari, e solo nel 1965 avremo il Decreto del Concilio Vaticano II “PERFECTAE CARITATIS”.

Non da meno lo sono stati per lo sviluppo del pensiero. Avevano capito benissimo che era nella carta stampata tale sviluppo e il primo passo, come detto precedentemente, fu l’acquisto della tipografia SANTA LUCIA, poi diete vita alla fondazione: C.E.F.A. (CASA EDITRICE FEDE–ARTE) di Marino e successivamente a Roma: A.V.E. l’Anonima Veritas Editrice, dove inizialmente fu stampata “l’Aspirante” (fino a quando la tiratura di oltre 200.00 copie non lo permisero più).

Con minore fortuna fu fondata anche una casa cinematografica (da E. Giaccone e Mons. Grassi) Centro Cattolico Cinematografico.

Tutto questo per diffondere la verità.

Zaccaria Negroni si era mostrato consapevole dei problemi sociali, quindi possiamo definirlo precursore dei tempi. La Chiesa avverte questa necessità e Lui per quanto può se ne fa carico.

Ogni laico è missionario in quanto è battezzato e cresimato; ed è per questo che Zaccaria Negroni si dedica attraverso la stampa ed i libri alla divulgazione della parola di GESÙ.

La vita moderna, non è certo vita cristiana, è quella dell’utilitarismo e del consumismo che Zaccaria Negroni ha cercato e si è preoccupato di divulgare la verità attraverso l’esempio di una vita fedele ai sacramenti ed ai comandamenti.

Rammento quando il 2 giugno del 1970 partecipai alla prima riunione del Consiglio Diocesano presso l’Episcopio (11).

Entrando nel salone c’era un tavolo rettangolare verde ed a ogni partecipante fece trovare un blocco notes con una matita, lo Statuto dell’A.C. ed il volume “Tutti i Documenti del Concilio”.

Durante la riunione, dopo le formalità di rito e la nomina di Zaccaria Negroni a Presidente accennò consigliandoci di tenere quei libri sempre a portata di mano per qualche necessità del momento, illudendosi che ne conoscessimo il contenuto (bontà sua) o almeno la maggior parte. Pensando che noi avevamo seguito il Concilio Vaticano II passo passo come aveva fatto Lui; ma ahimè noi eravamo giovani e comuni mortali.

Mi affrettai naturalmente a leggere la parte che riguardava il laicato e l’A.C., non so se gli altri siano stati più bravi di me.

Per Zaccaria Negroni tutti i cristiani avevano l’obbligo e il dovere di sviluppare e propagandare il messaggio salvifico di Cristo, affinché tutti gli uomini della terra ne fossero a conoscenza, ecco il motivo che lo spinse a fondare la Casa Editrice A.V.E..

Attraverso l’Apostolato e grazie ai carismi (Lui si che ne possedeva) che ogni uomo possiede e che deve esercitare affinché servano d’aiuto alla sua ed all’altrui edificazione.

Questi carismi devono inoltre metterlo in condizione di portarlo con animo pronto e lieto alla santificazione, cercando di superare le difficoltà con prudenza e pazienza[1].

Nel Decreto su “L’APOSTOLATO DEI LAICI” nel capitolo I – La Vocazione dei Laici all’Apostolato, al paragrafo í testualmente dice: “Inoltre, quei laici che, seguendo la propria particolare vocazione, sono iscritti a qualche associazione o istituto approvato dalla Chiesa, si sforzino di assimilare fedelmente la particolare impronta di spiritualità che è propria dei medesimi”.

O al paragrafo, dove dice: “Modello perfetto di tale vita Spirituale e Apostolica è la Beata Vergine MARIA Regina degli Apostoli… La onorino tutti devotissimamente ed affidino alla Sua materna cura la propria vita e il proprio Apostolato”.

Rileggendo questo documento mi sembrava di vedere e sentire Zaccaria Negroni: ogni suo atto, ogni suo impegno, ogni sua parola, ogni suo scritto è questo.

Se non sapessimo le traversie subite da tutti i documenti conciliari, sembrerebbe scritto seguendo la Sua vita.

In ogni suo gesto si legge l’amore a MARIA, in ogni suo atto si vede la subordinazione al Papa, al Vescovo, al Parroco o ad un semplice Sacerdote, perché in essi vede GESÙ.

Mi scriveva il 5 luglio del 1971 una lettera di informazione su quanto si stava per fare in Diocesi e di suo pugno aggiunge una postilla importantissima che sente l’obbligo di sottolineare per intero: “S.E. Mons. Vescovo è informato di tutto anche dei particolari; e Lui stesso consiglia di procedere così. Siamo dunque sulla via buona…”.

Conclude: “Con tanta cordialità, e le cose più belle dalla MAMMA del Cielo[2].

È uno sprono, un esempio di fedeltà indescrivibile e d’Amore con l’A maiuscola verso la MAMMA Celeste secondo solo a GESÙ.

Ancora leggiamo nel capitolo II: I fini dell’Apostolato dei laici comma 7 paragrafo f: “Ai laici tocca assumere la instaurazione dell’ordine temporale come proprio compito… come cittadini operare con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la
propria responsabilità; cercare dappertutto in ogni cosa la giustizia del regno di DIO
”.

Ed eccolo pronto nel momento del bisogno.

Tutti i responsabili fuggono da Marino, fatta eccezione di E. Giardini che gli fu d’esempio, per salvare la pelle (2).

Lui, insieme ad altri, anziché abbandonare il campo prendono in mano la situazione con buoni risultati, visto che gli Alleati appena giunti a Marino lo nominano Sindaco della città.

Ed altrettanto valore dimostra al Senato ed alla Camera; con ardore difende quanti, per leggi insufficienti, come per gli Artigiani gli chiedono aiuto. E Lui non si fa certamente pregare.

Proseguiamo nella lettura del capitolo III: Vari campi di Apostolato al comma 10 paragrafo a: “…all’interno della comunità della Chiesa la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso Apostolato dei Pastori non può per lo più raggiungere la sua piena efficacia”.

Non sta parlando di Zaccaria Negroni?

Quante volte i Sacerdoti hanno fatto ricorso a Lui!

Ripensino un attimo tutti i nostri bravi Sacerdoti di tutta la Diocesi ed anche quanti, sparsi per l’Italia, hanno avuto la fortuna di accoglierlo per fare incontri ai propri ragazzi.

Al capitolo IV: Vari modi di Apostolato il comma 20 riguarda specificatamente l’A.C.. Vediamo cosa ne pensa Zaccaria Negroni al riguardo: Il rinnovamento dell’A.C. non si otterrà certamente attuando alla lettera il Nuovo Statuto: occorre da parte di tutti i Soci, a cominciare dai Dirigenti, un impegno generoso teso, anzitutto alla ‘formazione’. Per questo sono necessarie due cose:

  1. Idee chiare sulla natura e i fini dell’ A.C.;
  2. Un programma di azione pratica.

Esaminiamo insieme il primo punto. Ci renderemo anche conto del perché il Vicario di Cristo e i Vescovi – in particolare il Vescovo! – raccomandano tanto l’A.C.. Potremmo quindi richiamare tutti i documenti del Concilio: dalla Costituzione Dogmatica “LUMEN GENTIUM” sulla Chiesa, che ha un apposito capitolo sui Laici… al Decreto “INTER MIRIFICA” sui mezzi di comunicazione sociale …alla Dichiarazione “GRAVISSIMUM EDUCATIONIS” sulla Educazione Cristiana dei giovani …al Decreto “AD GENTES” sull’attività Missionaria della Chiesa …alla Costituzione Pastorale “GAUDIUM ET SPES” sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, che specifica i compiti dei Laici nell’animazione cristiana di tutte le realtà temporali (famiglia, cultura, economia, mondo del lavoro, politica…) per la costruzione di una società nuova fondata sui principi del Vangelo. Ma dovremmo contentarci di dare uno sguardo al decreto “APOSTOLICAM ACTUOSITATEM” che tratta espressamente dell’Apostolato dei Laici; anzi, dovremo limitarci ad un solo paragrafo, il numero 20, che si riferisce specificamente all’A.C.. Leggiamo il comma a: “Fine immediato di tali organizzazioni è il fine Apostolico della Chiesa… in modo che riescano ad impregnarsi dello spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti”.

Ci sarebbero da fare mille riflessioni, su questo solo punto! Ci limiteremo semplicemente a mettere in rilievo la “disponibilità” dell’ A.C.. Leggiamo al punto b:

I Laici collaborando con la Gerarchia secondo il modo loro proprio, portano la loro esperienza ed assumono la loro responsabilità… nella elaborazione ed esecuzione del piano di attività”.

A questo punto ci vorrebbe un lungo discorso, ma noi ci limiteremo a due semplici osservazioni:

  1. I Laici dell’A.C. agiscono “secondo il modo proprio loro”, cioè come Laici che vivono nel mondo. Chi immaginasse l’A.C. come una congrega di “pie” persone senza alcuna influenza nella vita professionale, sociale, civica…, avrebbe una ben singolare idea dell’ A.C..
  2. I Laici dell’A.C. “assumono le loro responsabilità nel dirigere l’organizzazione”; inoltre intervengono con la propria esperienza ‘nella elaborazione ed esecuzione del piano di attività.

Sono dunque Laici MATURI, non quasi infanti guidati e magari ‘spinti’ dal Sacerdote, il quale ha una missione altissima nell’ Associazioni di A.C., ma non sostitutiva dei Laici.

Di qui, l’importanza primaria della ‘formazione’ dei Dirigenti. Leggiamo il punto c: “I Laici agiscono uniti a guisa di un corpo organico, affinché sia meglio espressa la comunità della Chiesa e l’apostolato riesca più efficace”.

Sarebbe troppo facile scendere in polemica nei confronti di chi si dichiara allergico ad ogni forma di ‘organizzazione’, diciamo meglio, di ‘impegno’: certo, un impegno continuativo, comunitario, richiede sacrificio e costanza, due virtù difficili soprattutto per i giovani.

Poniamo invece sulla parte positiva, cioè sui ‘motivi’ per i quali viene qui sottolineato dal Concilio la caratteristica di ‘corpo organico’ dell’A.C..

Due sono i motivi: ‘affinché sia meglio espressa la comunità della Chiesa’, e affinché ‘l’Apostolato riesca più efficiente’.

Il secondo motivo è evidente di per sé, e l’esperienza ci dice come affermano i nostri Vescovi: vedi la relazione di Mons. Del Monte che ‘dove manca l’A.C. c’è il vuoto’ il primo motivo merita invece una profonda riflessione.

I Laici dell’A.C. ‘uniti a guisa di corpo organico’ rappresentano un ‘modello di Chiesa’ in quanto sono espressione della stessa ‘Comunità’ ecclesiale…

Il motivo che deve farci riflettere sulle nostre grandi responsabilità nei confronti della Chiesa e nei confronti della comunità umana nella quale, come laici, noi viviamo. Infatti, ‘l’A.C. si propone la maturazione dei suoi soci e attraverso di essi di tutto il laicato alle loro responsabilità ecclesiali’ sono parole di Paolo VI.

Scaturiscono da questa conclusione, due nostri precisi impegni:

1) “tradurre sempre più in atto le note sopra ricordate”, che vuol dire, anzitutto, approfondire lo studio e la riflessione;

2) “cooperare fraternamente nella Chiesa con tutte le altre forme di apostolato”. Con spirito di servizio, generosamente disponibili per qualunque attività di apostolato a cui ci chiama la fiducia dei nostri Pastori.

Mi sembra importante, visto quanto Zaccaria Negroni ci ha detto, proseguire riportando la lettera, che scrive dall’Episcopio di Albano il 21 giugno 1970, che invia ai Membri del Consiglio Diocesano e per conoscenza ai Revv. Assistenti (Diocesani e Vicariali).

Carissimi,
obbedisco al Vescovo, grato della Vostra designazione a Presidente Diocesano, soprattutto per le espressioni di affetto con cui avete voluto accompagnarla. Riconosco i miei limiti e l’esigenza di una nuova più fresca energia, capace di dare nuovo impulso all’A.C. in Diocesi ma in questa fase delicata di passaggio tra il vecchio e il nuovo ordinamento statutario, penso che nessuno possa esimersi dalle responsabilità a cui viene chiamato, almeno per un periodo di assestamento e consolidamento delle nuove strutture organizzative
”.

In appendice oltre alla su citata lettera troverete l’elenco completo degli eletti di questa fase di rinnovamento dell’A.C..

Rivediamo un momento questa lettera scritta da Negroni, ‘giovane’ settantenne, con grande semplicità e con altrettanta chiarezza.

Obbedisco al Vescovo” non credo che durante tutta la sua vita lo abbia mai sfiorato l’idea di disubbidire ai suoi superiori.

Grato della Vostra designazione a Presidente Diocesano, soprattutto per le espressioni di affetto…”. Per una persona come Lui non si potevano avere dubbi e poi tutti noi eravamo cresciuti grazie agli spazi che Zaccaria ci aveva creato, quindi era naturale tutto il nostro affetto e la nostra stima.

Riconosco i miei limiti” tutti faremo per averne come ne aveva lui.

E l’energia di una nuova più fresca energia, capace di dare nuovi impulsi all’A.C.”. Certamente l’energia profusa in questi ultimi anni non sono stati da meno degli altri.

Appena compie i 71 anni, scrisse a tutti noi che ormai la sua età doveva contarla invertendo le cifre e che quindi Lui aveva 17 anni; così l’anno successivo 27 e poi 37 e poi 47, 57…

Quando i due si incontrarono disse che non gli conveniva più posporre le cifre, altrimenti avrebbe fatto 87 anziché 78.

Diceva di sé: “Io sono Zeta Negroni”, come per intendere che era l’ultimo (3).

Un uomo che ragionava in questo modo poteva essere messo da parte? Era più giovane di tanti giovani!

In questa fase delicata… nessuno possa esimersi dalle responsabilità… delle nuove strutture organizzative”, e in quel periodo di cambiamento si è dimostrato il buon papà che già avevamo conosciuto sempre pronto a risolvere ogni problema, sempre pronto ad aiutare chiunque avesse bisogno.

Ed è così che vorrei farlo ricordare sia a chi ha avuto la gioia e la fortuna di conoscerlo personalmente e sia a chi non lo ha conosciuto che indirettamente, anche se non posso certamente dimenticare gli incontri avvenuti all’Ospedale di Marino, o addirittura l’ultimo incontro avvenuto a casa quando andai a trovarlo con tutta la famiglia e Lui ci accolse  con un EVVIVA, con un tono degli anni migliori, anche se seduto su una sedia a rotelle attendeva serenamente la tanto agognata salita al cielo.

Nelle ultime pagine del diario di Zaccaria
Negroni troviamo:

– DIO ama chi dona con gioia.

– DIO, non è DIO dei morti, ma dei vivi.

Rallegriamoci, dunque, e rendiamo grazie a DIO per averci dato un dono così sublime, per un conforto così straordinario come ZACCARIA NEGRONI.



[1] Cfr. Concilio Vaticano II,
De Ecclesia, 32: AAS 57.

[2] Lettera in Appendice.

Testimone di Cristo

Non è facile nascondere un certo senso di disagio quando il discorso diventa Teologico. Parlare delle virtù di Zaccaria Negroni non è impresa facile.

La chiesa come ci può aiutare in questo cammino? Con la COSTITUZIONE APOSTOLICA “Divinus perfectionis Magister”. Con essa ci si domanda quali siano i parametri per riconoscere e dichiarare i santi e la santità nella Chiesa.

Chi è il santo? Una persona che seguendo più fedelmente le orme di Cristo, riesce a diventarne un’immagine così viva da costituire per il popolo di DIO un particolare richiamo ai valori del Regno dei Cieli.

Nella vita di quelli che sebbene partecipi della nostra natura umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nella immagine di Cristo, DIO manifesta vividamente agli uomini la sua presenza e il suo volto. In loro è Egli stesso che ci parla, e ci mostra il contrassegno del suo Regno verso il quale (…) siam potentemente attirati”.

I santi sono i luminosi che DIO fa emergere nella Chiesa e questa li pone sull’altare per renderli punto di riferimento per tutti gli uomini.

Tradizionalmente si parla della “eroicità delle virtù,“ cioè delle virtù teologali (fede, speranza e carità) e delle virtù morali, esercitate in maniera eroica dal Servo di DIO, cioè in modo eccezionale, in circostanze che dimostrano il supremo grado della carità.

Zaccaria Negroni si è nutrito spiritualmente alle stesse fonti nella medesima Chiesa come tutti i battezzati. Ha seguito la voce di DIO nella vita di ogni giorno, nei suoi doveri di uomo e di credente. La sua “grandezza” è nell’aver sostenuto con la grazia il  tremendo quotidiano. Non ha mai cercato la EROICITÀ spettacolare. Quello che lo  distingue è il fatto che ha vissuto la vita ordinaria nel tempo ordinario ma in modo straordinario vivendo in Cristo per mezzo dello SPIRITO per arrivare al PADRE.

Leggendo con attenzione i documenti del Concilio Vaticano II, soprattutto la Costituzione Dogmatica LUMEN GENTIUM, troviamo sparsi qua e là nel testo vari elementi che ci aiutano ad evidenziare la natura della Santità. Il CONCILIO presenta anzitutto la santità sotto l’aspetto Ontico, sottolineando che essa è una realtà che già si trova nella Chiesa, in Cristo, nella Trinità nella sua pienezza il cristianesimo deve solo assimilarla secondo la misura del dono di Cristo.[1]

Il SIGNORE GESÙ, Maestro ed Esemplare Divino di ogni perfezione, a tutti e ai suoi singoli discepoli di qualsiasi condizione ha predicato la santità della vita, di cui Egli stesso è autore e perfezionatore siate dunque perfetti come è perfetto il vostro PADRE celeste[2].

Sempre al n.40 troviamo l’azione dello Spirito che muove i fedeli internamente per produrre in loro la carità. Subito dopo aggiunge che la santificazione ricevuta si mantiene e si perfeziona vivendola. La santità stessa è definita “pienezza della vita cristiana”.

Più volte, in tutto il Cap. V della LUMEN GENTIUM, si parla di Santità che consiste nella perfezione della carità. Perciò essa è stata diffusa nei nostri cuori dallo SPIRITO mandato dal PADRE: quindi la carità è anzitutto un dono di DIO, una virtù teologale.

La ragione ultima per cui la santità consiste nella carità che viene data chiaramente ricordando che DIO stesso è carità e colui che rimane nella carità rimane in DIO.

La carità, dice il Concilio, non esiste inseparabilmente dalla santità, anzi la costituisce, infatti “La carità, quale vincolo della perfezione e compimento della legge, regola tutti i mezzi della santificazione, dà loro forma e li conduce a compimento[3]. Quindi essa è sintesi e culmine di tutte le virtù e pienezza di tutta la legge; ed è proprio la carità il contrassegno del discepolo di Cristo: “Perciò il vero discepolo di Cristo è contrassegnato dalla carità sia verso DIO sia verso il prossimo[4]. Non solo tutte le virtù sono ordinate alla carità, ma anche tutti gli altri mezzi di perfezione e santificazione si riferiscono ad essa. Il Concilio ne enumera alcuni ascolto della Parola di DIO, partecipazione e frequenza ai Sacramenti, soprattutto all’Eucarestia, frequenza alle sacre funzioni, la prassi dei consigli evangelici, il martirio stesso, che è testimonianza massima di carità verso DIO e verso i fratelli.

Anche se esso di fatto è dato a pochi, e Zaccaria mi sembra uno di questi, deve essere vissuto giornalmente come disposizione nell’anima del cristiano a testimoniare Cristo in qualsiasi circostanza.

Zaccaria è vissuto nell’ascolto costante della Parola di DIO facendosi “testimone” presso i fratelli tutti. Certo la virtù della Fede è un dono soprannaturale che gli fu infuso gratuitamente da DIO nel S. Battesimo ed egli accettò tutte le verità rivelate che sono contenute nella Sacra Scrittura e nella Tradizionale e che la Chiesa propone in virtù del
suo Magistero infallibile. Alimentò questa Fede con la partecipazione viva e frequente a tutti i Sacramenti, con la penitenza, con la lettura assidua di libri inerenti la vita dei Santi e quelli inerenti alla Parola di DIO. Fedele alla S. Messa quotidiana, passava molto tempo in meditazione. Mons. Lourovich racconta:

Lo rivedo in ginocchio lungamente davanti al tabernacolo, raccolto in colloquio con DIO, un dialogo che alle volte accompagnava con lievi gesti della mano. Nei giorni del suo lento tramonto inchiodato su una sedia, amava ogni sera guidare la recita comunitaria del S. Rosario”.

Su un quaderno troviamo scritto di suo pugno, giovedì 4 settembre 1975 – Anno Santo – Cosenza: “All’arrivo – stanco! – La grazia della S. Messa! Grazie GESÙ! MAMMA, grazie”.

In queste brevi parole troviamo concentrata quanta gioia Zaccaria trovi nell’incontro con GESÙ e MARIA.

Più avanti troviamo ancora:

VISITA A GESÙ.

Ecce Mater tua! queste tue parole, GESÙ,

pronunciate sulla Croce

siano impresse nel nostro cuore

e siano ispiratrici di tutta la nostra

vita di discepoli”.

Quanto è densa di significato per Lui e per tutti i discepoli tanto da farne motto di tutta la vita.

Così scriveva domenica 8 settembre 1974:

Meditazione:  OBBEDIENZA.

– è il fondamento della vita consacrata, anzi della vita cristiana;

– l’obbedienza come scelta volontaria, come spirito di fede;

– ci assicura di fare sempre la volontà di DIO”.

La virtù dell’obbedienza segnata e tracciata in queste tre brevi frasi condensa tanta fede.

Il martedì 10 settembre 1974 troviamo scritto:

Meditazione: LA VITA INTERIORE.

Vivere per LUI, con LUI e in LUI”.

Ancora qui ribadisce con tutta la sua intensità la Fede che ha vissuto in Cristo.

MAMMA, pensaci tu!

Non devo essere di ostacolo all’amore di GESÙ. Monsignore, Menico, Emilio… pregate per me e per i discepoli.

Tu, Emilio, vedi che non cerco, non voglio cercare me stesso … ma quel che piace a GESÙ. Se sbaglio aiutami con le tue preghiere, sono un pover’uomo”.

Questi due pensieri sono una preghiera costante a MARIA ed ai confratelli che lo hanno preceduto nella gloria celeste, e soprattutto ad Emilio che lo aiuti a fare la volontà divina e non quella umana.

Come esercitare la carità tra i fratelli… Sempre Disponibile”.

Per Zaccaria questa frase è stato un motto di vita. Sempre pronto a far del bene anche rinunciando in inverno al proprio cappotto per darlo a chi ne aveva più bisogno.

È la speranza che ha dato a Zaccaria il coraggio, la forza e la resistenza per combattere contro il male.

È la speranza che lo ha unito a DIO permettendogli di staccarsi dai beni terreni (aveva dato la sua adesione al Terz’Ordine Francescano) lo dimostra e testimonia la disadorna stanzetta ove ha concluso i suoi giorni terreni. Durante tutta la sua vita ha sempre vissuto con il necessario indispensabile ed a volte ha rinunciato anche a questo per darlo a chi aveva maggiormente bisogno.

Ha segnato il suo passaggio, su questa terra, come una meteora che brilla per pochi attimi nel cielo dell’umanità, senza interessarsi di come gli altri uomini lo avrebbero accolto o rifiutato, convinto di portare avanti la luce di Cristo.

Scriveva il 12 settembre 1924 ad Emilio Giaccone:

L’umiltà è Madre dell’Obbedienza, ma è anche sorella della VERITÀ. La carità, poi, non saprei proprio che grado di parentela abbia con l’UMILTÀ, ma certo ne è stretta parente.

Abbiamo accettato con entusiasmo – ritenendola  ‘volontà di DIO’, e solo per questo – rinunciamo oggi con la stessa gioia, appunto perché animati dallo stesso spirito di
obbedienza al SIGNORE.

Forse eravamo spinti più da vanità che da amore.

Comunque questo è matematico: che il SIGNORE può colmarci – per il nostro sacrificio, per questo sacrificio che toccando l’amor proprio è il più formidabile dei
sacrifici – può colmarci di grazie e ancor più abbondanti di quelle che dovevano essere il frutto del congresso, e allora, Deo Gratias
”.

Dopo quasi diciotto anni, il 22 settembre 1952, scrivendo al confratello Francesco gli dice:

Non ti perdere in un guscio di noce; chiedi a GESÙ tanta umiltà, sempre feconda di
benedizioni: ‘DIO, agli umili dà la grazia’. Le umiliazioni fanno sempre del bene, sono un dono di DIO; mettersi volentieri all’ultimo posto, senza ombra di gelosia, sottostare anche all’ultimo, con animo lieto…

Prega per me, ché non faccia la predica soltanto a parole”.

Ancora il 28 settembre 1952 dice:

…Sono persuaso che si verificheranno le parole di GESÙ: ‘Cercate anzitutto il Regno di DIO e la sua giustizia …’. Anzitutto il nostro personale perfezionamento una cosciente osservanza dei doveri religiosi e una donazione sempre più generosa a GESÙ, di tutto; il resto verrà per giunta, come e quando vorrà il SIGNORE. Verrà presto”.

Un quaderno compilato da maggio a dicembre del 1979, fortunatamente fattomi avere in questi giorni dai “Discepoli di GESÙ”, è sopravvissuto alla distruzione. In esso riportava alcuni pensieri redatti in stampatello, in quanto la mano era malferma:

Se qualche cosa di buono e di utile anche sul piano umano ho compiuto, è tutto dono di DIO”.

La mia infermità, che mi costringe a star desto … si rivela come provvidenziale … MAMMA del Cielo, pensaci Tu!

Ogni mio pensiero al cielo … con MARIA!

MAMMA del Cielo dammi la grazia di compiere con gioia tutta la volontà di DIO!

È mancata la mia risposta generosa alla chiamata di DIO … quanto ho da riparare!

Ma tutta la mia fiducia è in MARIA!

MAMMA dal Cielo accompagnami Tu …

MAMMA, ti raccomando i miei confratelli ‘Discepoli di GESÙ’ e le consorelle ‘Piccole Discepole’ …

S. ZACCARIA, prega per me…

MAMMA del Cielo, assisti il confratello Gianni… (e premia tanta generosità…)

Il Vescovo conferirà l’Accolitato a Walter: MAMMA benedici tutti … a GESÙ tutto!

Compleanno di Gianni: benedicilo, MAMMA dal Cielo!

MAMMA, sto balbettando! Guidami Tu …

MAMMA, chiedi per me a GESÙ il confronto e la gioia della accettazione serena della
mia infermità … e PERCHÈ MANDI OPERAI ALLA SUA MESSE!

La mia mente si smarrisce … GESÙ, MAMMA, suggeritemi Voi quel che devo pensare e datemi forza e coraggio per adempiere in tutto la volontà di DIO …”.

Il 13 dicembre 1979 , purtroppo, impossibilitato scriveva queste ultime e poche parole:

SANTA LUCIA.

Sul Vangelo (Mt. 11,11–15):

Il paradiso è dei “VIOLENTI”.

Credo che non si possa aggiungere altro a queste parole dette e scritte sulle pagine di un fragile quadernetto scolastico, ma vissute nella pienezza

della FEDE, della SPERANZA  e  della  CARITÀ.


[1] Concilio Vaticano II,  Lumen Gentium, 50

[2] Ibidem, 40

[3] Ibidem, 42

[4] Ibidem, 42