L’uomo Zaccaria Negroni

Zaccaria Negroni nacque a Marino il 17 febbraio 1899.

Al termine della scuola elementare frequentò a Roma l’Istituto Tecnico Inferiore, dopo il quale si trasferì a Torino e s’iscrisse alla facoltà di Ingegneria nel Politecnico sottosezione Elettronica (1).

Durante la prima guerra mondiale (1915–18) fu chiamato alle armi. Allievo ufficiale, ebbe il grado di sottotenente (1) e l’11 ottobre del 1917 partì per il fronte. Fu posto a capo di un gruppo di veterani del Genio, al quale lui, giovanetto, infondeva coraggio, essendo impegnati in prima linea nella costruzione delle trincee.

Finita la guerra tornò a Torino, dove riprese gli studi interrotti. Durante questo periodo conobbe e divenne amico di Emilio Giaccone e Piergiorgio Frassati aprendo con loro un dialogo sociale spirituale. Fu uno dei principali animatori e fondatori del Partito Popolare (1).

Laureatosi il 23 dicembre 1923 (1), tornò a Marino dove esercitò saltuariamente la sua professione, giacché i suoi ideali lo volevano impegnato diversamente. Insieme al parroco Mons. Grassi fondò e divenne parte integrante de: “I Discepoli di GESÙ”. Istituzione laicale al servizio della Chiesa.

Scoppiata l’ultima grande guerra si prodigò in mille modi e in prima persona nei soccorsi alla popolazione, mettendo a repentaglio anche la propria vita, durante i bombardamenti che avevano colpito Marino (2).

Organizzò ricoveri antiaerei, procurò con mille artifici il cibo, andandolo a prendere personalmente con un camion (2), messogli a disposizione, rischiando ogni momento la vita.

Quando il 2 giugno 1944, il Commissario Prefettizio gli consegnò l’ordine di sfollamento della città (2) lui firmò per presa visione, ma non fece spostare nessuno dai rifugi che certamente in quel momento erano più sicuri delle strade sotto la mira dei cannoni e degli aerei.

All’arrivo del Governo Militare Alleato (A.M.G.) fu nominato dal Maggiore Dragnefæ primo cittadino (2), visto quanto aveva fatto con dirittura e altruismo cristiano, cosa che gli permise di dare impeto alla città per la ricostruzione, perché i bombardamenti l’avevano colpita duramente procurando molti danni e 400 morti circa. In pochi anni operò la ricostruzione della città e ne fece uno dei centri più attivi e ricchi dei Castelli Romani e certamente del sud di Roma.

Organizzatore instancabile, si prodigò per riorganizzare l’artigianato in campo nazionale, e fu nominato Presidente Nazionale dell’A.C.A.I. (Artigiani Cristiani) (3) in seguito anche dell’E.N.A.P.I. (Ente Nazionale per l’Artigianato e la Piccola Industria) (3) e vicepresidente dell’INIASA (1), non trascurò neanche il campo sindacale dove negli anni 1956/57 organizzò le Casse Mutue Provinciali.

Molti provvedimenti in favore degli artigiani e alcune leggi innovative portano il suo nome.

Invitato a partecipare alle Elezioni politiche del 1953, in un seggio senatoriale che mai la Democrazia Cristiana aveva vinto e che nessuno voleva (4), Zaccaria Negroni accettò “per ubbidienza” (3) perché intese tale chiamata come servizio alla comunità civile e grazie al suo slancio e alla simpatia che riusciva ad ottenere, conquistò il seggio elettorale. Naturalmente allo scadere del mandato quel collegio senatoriale fece gola ad altri e Zaccaria Negroni fu dirottato allora a concorrere per la Camera dei Deputati (4), dove fu eletto, naturalmente con fatica, Deputato al Parlamento. Lì si fece apprezzare dagli alti vertici della vita nazionale per coraggio e semplicità, prodigandosi soprattutto nel lavoro delle Commissioni.

Come poté lasciò la politica perché diceva: “Esige troppi compromessi” (3). Zaccaria Negroni fu fedele alle leggi dello Stato con semplicità ed onestà.

S’interessò sempre dei giovani di Marino, ridiede vita all’Istituto Statale d’Arte “Paolo Mercuri” (1) di cui fu il Presidente per molti anni. Collaborò, inoltre, alla gestione della Cassa Rurale ed Artigiana “San Barnaba” (1) di Marino, fondata da Mons. Grassi. Fu scrittore e giornalista attento, di lui si possono trovare le tracce sull’Avvenire, la pagina Diocesana Castelli Romani 7 di cui fu coordinatore (3), realizzò alcune biografie, raccolte di storiografia locale e libri di meditazione.

Pur essendo dotato di carisma non comune, che certamente gli avrebbe potuto offrire prospettive più altisonanti e più remunerative, Egli diede tutto di se stesso e tutta la sua vita per essere un autentico ed impareggiabile testimone del Vangelo.

Sotto la guida dell’Abate–Parroco Mons. Grassi, che già aveva fondato nell’anno 1919 “Le piccole Discepole di GESÙ”, fondò nel 1925 l’Associazione dei “Discepoli di GESÙ” (5) laici consacrati a DIO, diretti collaboratori dei Vescovi e dei Parroci, con una scelta di vita che in seguito (con il Concilio Vaticano II) si è affermata e diffusa nel contesto ecclesiale.

Il suo impegno più sentito era: “Apostolato, Apostolato, Apostolato” che cercava di inculcare nei suoi collaboratori dandone sempre testimonianza per primo. Il suo apostolato era: PREGHIERA, AZIONE, SACRIFICIO e STUDIO (6).

Nel 1929 fu chiamato a Roma dal Consiglio Superiore della Gioventù Cattolica Italiana e gli fu affidato l’incarico di Delegato Centrale Aspiranti (1). Nel compimento di tale compito dedicò tutto se stesso tanto da meritare il titolo di: “Papà degli Aspiranti”. Fondò contestualmente la casa editrice: “Anonima Veritas Editrice” meglio conosciuta sotto il nome A.V.E. (1) forse in omaggio alla Madonna, egli era infiammato d’amore per MARIA Santissima.

Rifondò “l’Aspirante” su ordine del Papa Pio XI, la cui testata era stata fondata dalla Pia Società San Paolo di Alba (1), il giornale per i ragazzi di Azione Cattolica e per divulgarlo fondò la Casa Editrice Fede– Arte dei Discepoli di GESÙ, “C.E.F.A”. (1) sigla in onore di Pietro, che si stampava a Marino nella tipografia “Santa Lucia”. Egli firmava i suoi articoli con lo pseudonimo “Ambrogio Campanaro”. La tipografia era stata acquistata per divulgare la stampa cattolica e per il sostentamento dei Discepoli di GESÙ. In seguito, con l’arrivo da Assisi tra i “Discepoli” di Mauro Rughi, maestro dell’arte tipografica, la “Santa Lucia” diventerà un’importante centro di formazione professionale e sociale per centinaia di giovani di Marino e dei Castelli Romani che volevano apprendere la professione tipografica.

 A questo punto mi sembra importante aggiungere un cenno storico, affinché ci aiuti a meglio comprendere l’uomo Zaccaria Negroni. Queste notizie sono riprese da: SEGNO NEL MONDO n° 5 del 3 gennaio 1989. L’Azione Cattolica sorge con il nome di Società della Gioventù Cattolica Italiana nel 1867, per iniziativa di due giovani: Mario Fano del Circolo S. Rosa di Viterbo e Giovanni Acquaderni, animatore di un Circolo giovanile di Bologna.

La Chiesa viveva anni difficili, sia perché le trasformazioni sociali e politiche producevano una progressiva secolarizzazione di fronte alla quale si trovava impreparata, ed  a causa del contrasto con lo Stato.

Il programma dei giovani che vi aderiscono, che è di natura spiccatamente religiosa, si può sintetizzare in tre parole: PREGHIERA, AZIONE, SACRIFICIO. L’impegno di ogni giovane aderente si esprime nella fedeltà a quattro doveri principali: la devozione alla S. Sede, lo studio della Religione, la vita cristiana e l’esercizio della carità.

Dopo qualche anno, nel 1874, nasce, per ispirazione della stessa Società della Gioventù, l’Opera dei Congressi, un’organizzazione cattolica che s’impegna in opposizione allo Stato liberale, con atteggiamento intransigente e combattivo.

Le due Opere restano però ben distinte e i loro rapporti non sono mai del tutto cordiali.

Si pur dire comunque che l’A.C. in senso stretto sia sorta dopo la prima guerra mondiale. In questo periodo, infatti, con il costituirsi dell’organizzazione sindacale di ispirazione cristiana e la nascita del Partito Popolare, che occupa lo spazio specificamente politico, viene a realizzarsi una differenziazione precisa tra organizzazione politica, sindacale e religiosa.

L’A.C. pur così caratterizzarsi per le sue finalità apostoliche e per la sua natura religiosa che la rendono diversa sia da un partito politico sia da un’organizzazione sindacale.

Nel febbraio 1922 diviene Papa Pio XI; egli definì l’A.C. come “Partecipazione dei laici all’apostolato gerarchico” per la difesa dei principi religiosi e morali e per la cristianizzazione della società. Il fine generale dell’A.C. è identificato con il fine stesso della Chiesa e viene specificato in una serie di scopi particolari, quali la cooperazione alla vita religiosa, la diffusione dell’apertura cristiana, la cristianizzazione della famiglia, la buona stampa, la moralizzazione dei costumi e degli spettacoli, l’assunzione cristiana della questione sociale. Con gli Statuti del 1923 l’A.C. veniva costituita in quattro sezioni la Federazione italiana degli uomini cattolici, la Società della gioventù cattolica italiana, la Federazione Universitaria Cattolici italiani e l’Unione Femminile Cattolica italiana. La presenza femminile nella Chiesa in questi anni conosce fervore e vitalità nuovi: all’Unione fra le Donne Cattoliche sorta nel 1908, si aggiunge ora la Gioventù Femminile fondata da Armida Barelli nel 1918¸ e destinata a un futuro interessante.

Mentre in Italia si afferma lo Stato fascista, l’A.C. intensifica la propria attività formativa e riesce a ricrearsi lo spazio per un’attività autonoma, anche se di natura esclusivamente religiosa. Il regime si accorge ben presto dell’autonomia di cui l’A.C. riesce a godere e che essa sfrutta spesso in senso antifascista; si crea così una crisi che scoppierà nel 1931, quando Mussolini invia ai Prefetti l’ordine di chiudere i circoli dell’A.C. si ebbero allora assalti alle sedi giovanili mentre numerosi militanti vennero percossi. Il Papa rispose con l’Enciclica “NON ABBIAMO BISOGNO”, in cui affermò che il laicato e l’A.C. non avevano bisogno di garanzie diverse da quella della Chiesa, della fede, del rapporto con il Pontefice.

Pio XI attaccava lo Stato educatore, giudicava alcune dottrine del fascismo erronee e false e invitava i cattolici a respingere l’educazione all’odio e alla violenza predicate dal fascismo. Le limitazioni imposte dal periodo fascista costituiscono per l’A.C. l’occasione per l’approfondimento del senso religioso per la ricerca di nuove forme di spiritualità, per la meditazione degli autentici valori fondamentale.

Negli anni del fascismo sorgono anche movimenti intellettuali dell’A.C.: il Movimento Laureati Cattolici e il Movimento Maestri; la loro azione, insieme a quella della FUCI, rileva l’importanza della cultura nella formazione del cattolico e il significato dei valori interiori che vengono contrapposti in silenzio a quelli proposti dal regime dominante. Negli anni della guerra si incomincia a pensare alla possibilità che i cattolici si pongano alla guida dello Stato; e questi cattolici si cercano nell’ambito dell’A.C..

Dopo la guerra, anche per meriti del suo sforzo organizzativo, l’A.C. raggiunge un’espansione mai vista prima; nel 1943 gli iscritti sono circa 2.500.00 e giungono nel 1959 a oltre 3.372.000.

Il periodo che va dal ‘46 al ‘53 vede la partecipazione quasi diretta dell’A.C. alle competizioni elettorali alle questioni politiche. Nel ‘48 nascono i cosiddetti Comitati Civici, un’organizzazione collaterale all’A.C., con lo scopo di mobilitare tutte le forze cattoliche per la battaglia elettorale.

Questa mobilitazione porta a costruire il mondo nuovo, sembra manifestare scarsa capacità nel cogliere le profonde trasformazioni che in quegli anni stavano cambiando il volto del paese, avviandolo anche ad una secolarizzazione mai conosciuta. Solo qualche anno più tardi negli ambienti ecclesiali comincerà quella ricerca di rinnovamento ecclesiale che maturerà negli anni che ci avvicinano al Concilio.

L’esperienza e le scelte dell’A.C. negli anni che hanno preceduto l’evento conciliare, hanno contribuito non solo a preparare la fase del suo rinnovamento ma anche a far maturare una nuova mentalità di Chiesa, che nei documenti del Concilio, in particolare nella Lumen Gentium, ha avuto la sua sistemazione più compiuta.

La nascita di un Nuovo Statuto (1969) è il primo frutto del rinnovamento che l’Associazione ha messo in atto dopo il Concilio.

La struttura organizzativa dell’Associazione assume un volto diverso: i quattro Rami lasciano il posto a due Settori, uno per i giovani e uno per gli adulti; le Sezioni minori sono sostituite con un’unica struttura universitaria, l’Azione Cattolica dei Ragazzi.

Questi ultimi 20 anni, che hanno visto l’A.C. impegnata nell’attuazione delle scelte del Nuovo Statuto, li vogliamo raccontare lasciandoci guidare dalle sei assemblee nazionali. Esse ci permettono di fotografare delle tappe significative in questo cammino di rinnovamento, che pur essere diviso in tre grandi periodi che coincidono con le presidenze Nazionali di V. Bachelet.

Un primo periodo comprende la prima (1970) e la seconda assemblea (1973) e puòr essere definita con l’espressione:“Nella scelta religiosa il rinnovamento dell’Associazione e l’attuazione del Concilio”. Lo sforzo maggiore della prima assemblea è dedicato ad approfondire e spiegare il senso delle principali scelte statutarie, prima fra tutte la scelta religiosa che l’A.C. ha effettuato con lo Statuto. Con essa l’A.C. si propone: “di aiutare tutti i suoi soci e tutti i fratelli a realizzare pienamente con intensità e la consapevolezza che i tempi richiedono la loro vocazione cristiana nella vita quotidiana del mondo di oggi”.
Bachelet afferma che per corrispondere ai caratteri del tempo in cui l’A.C. è chiamata a vivere non bastano piccoli aggiustamenti, ma: “occorre incidere più nel profondo, riscoprire le radici della vocazione cristiana alla santità”. La scelta religiosa è missionaria e si propone di contribuire alla: “crescita della fede cristiana del nostro popolo”, ma anche di sollecitare tutta la comunità parrocchiale ad evolvere in questa prospettiva missionaria. Proprio per questa responsabilità, la scelta religiosa implica un impegno di presenza nella vita della comunità cristiana, coll’intento principale di promuovere in essa la responsabilità pastorale dei laici, perché si facciano forza di comunione oltre che di perizia.

Nella seconda Assemblea Nazionale, si passano nuovamente in rassegna gli aspetti più rilevanti del rinnovamento statutario, per verificarne il grado di attuazione. Una particolare attenzione viene dedicata ancora alla scelta religiosa.

L’impegno della Chiesa italiana, che in quegli anni aveva lanciato il piano pastorale “Evangelizzazione e Sacramenti”, richiama l’A.C. ad esplorare gli spazi più difficili dell’evangelizzazione della famiglia, del lavoro, della scuola e della rievangelizzazione di chi non crede più, attraverso itinerari catecumenali.
L’A.C., inoltre rinnova la sua fedeltà agli impegni di sempre la catechesi, la liturgia, le varie attività formative. È in questa assemblea che appare evidente e concreta l’affermazione secondo cui: “l’A.C. non ha un proprio piano pastorale, ma fa proprio e serve il piano e il programma pastorale della Chiesa che è in Italia”. Da allora i programmi dell’Associazione sono sempre stati una mediazione ed un servizio del Piano Pastorale della CEI.

Un secondo periodo, coincidente con la presidenza nazionale di M. Agnes, comprende la terza (1977) e la quarta Assemblea Nazionale (1980), e può essere definito con l’espressione : “Consolidare la propria identità nel servizio alla comunità ecclesiale”.

La terza Assemblea ha confermato l’A.C. nella sua scelta religiosa, al cui chiarimento ha contribuito la lettera che nel 1976 la Conferenza Episcopale Italiana ha inviato al Presidente dell’A.C..

Paolo VI, nel suo discorso, richiama all’attenzione “la particolare rilevanza dell’A.C. che, in quanto collaborazione dei laici dell’apostolato gerarchico della Chiesa, ha un posto non storicamente contingente, ma teologicamente motivato nella struttura ecclesiale. Essa è chiamata a realizzare una singolare forma di ministerialità laicale, volta alla plantatio ecclesiae e allo sviluppo della comunità cristiana in stretta unione con i ministeri ordinati”.

Nella quarta Assemblea l’Associazione s’interroga sulle vie di servizio alla persona e alla comunità civile, sulla linea della Redemptor Hominis di Giovanni Paolo II. “L’uomo è via della Chiesa”.

Nel documento finale, della scelta religiosa, si dice che “superando ogni riduzione intimistica e disincarnata della fede […] impegna l’Associazione a essere luogo di educazione ad una matura coscienza civile dei laici, rifiutando ogni gestione diretta di progetti politico–sociali. In tal modo, la scelta religiosa contribuisce anche all’interrogarsi della comunità cristiana in ordine alle modalità con cui essa traduce il proprio essere ad agire nella storia concreta degli uomini”.

Un terzo periodo, coincidente con la presidenza di A. Monticone, comprende la V (1983) e la VI Assemblea (1986) e pur essere definita con l’espressione “La testimonianza evangelica nella città secolare l’identità storica dell’A.C.”.

Nella V Assemblea viene riaffermata la scelta religiosa “Non come scelta di alcuni ambiti a preferenza di altri, ma è libertà dello sguardo evangelico portato su tutte le dimensioni dell’uomo, colte nella loro tensione verso la pienezza”. Vengono riconfermati per l’Associazione tre primati: quello spirituale formativo, quello pastorale della Chiesa locale, quello laicale nel servizio all’uomo e alla sua città.

Nella VI Assemblea, le cui linee programmatiche stiamo ancora vivendo, accanto al richiamo dell’identità dell’A.C. quale “singolare forma di ministerialità laicale”, nel documento finale leggiamo pure che “l’A.C. è chiamata ed essere precisamente, specificamente, associazione dei laici; un’associazione che per la laicità che la contraddistingue è attenta e partecipe alla storia degli uomini… ed è impegnata in un servizio nel quotidiano volto all’animazione cristiana della realtà, nella quale l’intera comunità ecclesiale è posta «Come il fermento e quasi l’anima”.

A questo punto penso si possa riprendere il discorso su Zaccaria Negroni. Certamente un uomo che negli anni del fascismo fu un elemento scomodo; infatti, era malvisto dal regime e, tutto sommato, non a torto. Perché vi domanderete? Semplice. Il Ministro Federzoni aveva assicurato al nostro Vescovo Cardinale Granito di aver proibito il “Carnevalone” che si celebrava il giorno delle ceneri a Marino.

Vera profanazione. Ma all’ultimo momento si rimangiò l’ordine. Allora Zaccaria Negroni gli invio il seguente telegramma:

…Stimiamo troppo Vostra Eccellenza per poterVi credere prostituta arti vilissime Pilato” con tanto di firma e indirizzo (1).

Naturalmente ciò gli portò seri guai. Un vasto carteggio si conserva negli archivi di Stato, e un accenno ne fà l’attuale Presidente del Consiglio On. Andreotti alla commemorazione del 21 febbraio 1981 fornendo alcune fotocopie prese in quel carteggio intercorso fra le autorità religiose e politiche (1).

Fu condannato nel 1929 a cinque anni di confino, ma avvertito da alcuni amici del padre, prese velocemente il largo e, dopo varie peripezie, approdò al Monastero Benedettini di S. Paolo fuori le mura a Roma (1), ove rimase nascosto per circa due mesi grazie all’Abate Schuster. In quel periodo si era dato inizio ai primi approcci dei Patti Lateranensi, che si sarebbero conclusi nel 1929, e lui ne rimase coinvolto inconsapevolmente. Mons. Tardini nominato poi da Giovanni XXIII Cardinale e Segretario di Stato, portava in giro: “Ci hai fatto la figura di Renzo Tramaglino!”; alludeva al povero Renzo coinvolto, suo malgrado, nelle schermaglie politiche tra la Serenissima ed il Re di Spagna (1).

Tutto si risolse con una “diffida” a non occuparsi più di politica, alle quali ribatté: “Ma io, ho sempre fatto Azione Cattolica” (1) e una breve permanenza a Regina Coeli: due notti e un giorno (1).

Il fascismo aveva premuto per indurre la Santa Sede a sciogliere, nel 1927, l’organizzazione degli Scout, che costituiva un ostacolo intollerabile a quelle dei Balilla e quelle degli Avanguardisti, con le quali il regime pretendeva di monopolizzare la formazione della gioventù, ma altrettanto non riuscì a fare con la Gioventù cattolica grazie alla fermissima opposizione di Pio XI. Allora Negroni travasò, nella sezione Aspiranti, gran parte del metodo educativo Scout, accrescendone la presa nel mondo dei ragazzi. La regola dell’Aspirante, che vedremo nel capitolo successivo, fu appunto ispirata dalla legge Scout.

Quando il regime vietò la diffusione dell’Enciclica di Pio XI “NON ABBIAMO BISOGNO” (1), Negroni, utilizzando la tipografia SANTA LUCIA (1), la pubblicò per intero sull’Aspirante utilizzando la testata “il Campanile” giornalino della parrocchia S. Barnaba (7), poiché l’Aspirante, come tutti i giornali cattolici, era stato soppresso di forza dal regime. La inviò a tutti gli associati divulgando così l’Enciclica in tutta Italia che passò inosservata alla censura fascista.

Certamente aveva un carattere forte e una grande forza interiore; sin dalla prima guerra mondiale aveva seguito gli ideali di Guido Negri che era costituito da un trinomio: Eucarestia, Madonna, Papa (2). Li aveva inculcati ai Confratelli e a tutti gli Aspiranti attraverso il giornale o gli incontri che di volta in volta effettuava in tutta Italia.

Una cosa che quanti l’hanno conosciuto non possono dimenticare nei momenti “tranquilli” dei vari spostamenti anche minimi, lo si poteva sorprendere con la corona del Rosario (1) in preghiera e con la mente sempre elevata a DIO.

Dal 1948 al 1974 fu Presidente Diocesano di Azione Cattolica di Albano (3), attività che svolse con impegno e a tempo pieno, giacché veniva utilizzato in tutti i servizi di cui il Vescovo Mons. Raffaele Macario aveva bisogno per la Diocesi. Era uno dei pochi uomini di cui si fidava e forse l’unico, dopo la morte del Vicario Generale Mons. G.B. Trovalusci (4). Accettò per “ubbidienza”, lasciata l’attività parlamentare, di essere Preside–Direttore della Scuola Magistrale “Guglielmo Grassi” scuola tenuta dalle consorelle Piccole Discepole di GESÙ dove fu anche insegnante di Religione, che in quel periodo era materia d’esame (1).

Fu sempre creativo e grande organizzatore di attività scolastiche ed extrascolastiche. Fu d’esempio per la sua puntualità, discreto ed umile nel coordinare la propria materia con le altre (1).

Anima profondamente francescana si prodigò sempre nel sostegno dei poveri e dei più bisognosi.

Per famiglia e professione certamente poteva vivere nell’agiatezza, ma ha sempre vissuto risparmiando non per taccagneria, ma per dare sempre di più a chi ne faceva richiesta; senza farlo pesare mai a nessuno. Donava con amore e discrezione, in ogni uomo vedeva GESÙ (3). Non che fosse una persona trasandata o scialba, anzi era sempre vestito in modo dignitoso in ogni circostanza.

Nel 1975, ancora non pago di quanto aveva fatto, fondò una nuova Associazione quella degli “Amici dei Discepoli” (3), estendendo così la comunità ai giovani, alle famiglie, ai Sacerdoti stessi, a tutti coloro ai quali volevano e vogliono vivere lo spirito evangelico dei primi discepoli.

La sua intensa attività si arrestò nel 1977, ritirandosi come sua consuetudine in punta di piedi senza rumore. Nel suo forzato ritiro, affrontò la sofferenza con serenità, preparandosi giorno dopo giorno all’incontro con DIO.

Lunedì 1° dicembre 1980 alle ore 8,30 lasciava la vita terrena, lanciando un’invocazione alla Madonna: “Madre mia, fiducia mia”. Nella bara Zaccaria Negroni ha voluto, il rosario di MARIA attorno alle mani, il libro della Regola dei Discepoli di GESÙ, e all’occhiello della giacca il distintivo degli Aspiranti (1).

Credo veramente che debba essere ricordato e additato ai giovani di ogni tempo.