Modernità del messaggio di Zaccaria Negroni

Zaccaria Negroni lo definirei: “Uomo del Concilio”.

Stimato ed apprezzato sia da Giovanni XXIII sia da Paolo VI; quest’ultimo conosceva benissimo Zaccaria sin dai tempi che era assistente della FUCI, erano rimasti in contatto anche dopo che Montini era salito al soglio Pontificio.

Diverse erano state le occasioni per incontrarsi: ufficialmente per gli incontri di Paolo VI con la Diocesi di Albano; ufficiosamente per colloqui privati.

Per Paolo VI, Zaccaria Negroni era semplicemente Zaccaria e questa familiarità ci dimostra la stima e l’affetto che nutriva per Lui.

Mons. Bonicelli racconta di quanto andò per la prima volta come Vescovo di Albano in udienza a Castel Gandolfo dal Papa: “Mi impressionò il fatto che Paolo VI conosceva molto più di me questa Diocesi, persone ed avvenimenti; ma prima di tutti gli altri domandò: E Zaccaria come sta? E Zaccaria come sta? Dovetti fare un attimo di mente locale per avvertire che Zaccaria per Paolo VI era Zaccaria Negroni” (1).

Quanto possono avere inciso uomini come Zaccaria Negroni, Emilio Giaccone e Mons. Grassi sui processi di sviluppo della Chiesa!

Può sembrare un’esagerazione, ma questi uomini sono stati “simbolo”, oserei dire, delle istituzioni che hanno presieduto e sono stati soprattutto i precursori di un’era come quella Conciliare.

Nel parlare di Zaccaria Negroni, abbiamo fatto cenno ad Emilio Giaccone, oltre Mons. Grassi, vediamo come lo stesso Negroni ricorda l’amico.

Molti in Italia, e non pochi nella nostra Diocesi, hanno conosciuto Emilio Giaccone, che il primo agosto il SIGNORE ha chiamato a Sé, improvvisamente.

L’hanno conosciuto per vari titoli: come “Tesoriere” della Gioventù di A.C., e poi di tutta l’A.C. Italiana; come Commissario dell’Ente per la Protezione Morale del Fanciullo (tenne tale incarico 11 anni); come Presidente del “Centro Nazionale per l Bontà nella Scuola” e, recentemente, del “Centro Nazionale Economi di Comunità”: ma soprattutto è conosciuto quale Presidente e, possiamo dire, padre dell’ ENAOLI, l’Ente Nazionale per l’Assistenza agli Orfani dei lavoratori italiani, a cui dedicò tanta parte della sua vita e tutto il suo cuore.

Alle esequie, celebrate nella città natale di Vaie in Val Susa, con il Vescovo di Susa che officiò il sacro rito, parteciparono rappresentanze dei nominati Enti e amici venuti da  tutta Italia.

Aveva ventitre anni quando venne a Marino, dalla sua Vaie. Sotto la scorsa del montanaro ardeva un cuore di missionario. E dopo che alla gioventù della Val Susa, alla gioventù marinese prodigò le primizie della sua forte personalità cristiana; mentre rendeva testimonianza di operoso sacrificio lavorando come “impressore” (mestiere assai faticoso, a quel tempo) in quella tipografia SANTA LUCIA (la stessa ove oggi si stampa “Vita Diocesana” ), nella quale, per alcuni anni, fu stampato il giornale: l’Aspirante, il periodico degli Aspiranti della Gioventù Italiana di A.C..

Fu poi, per breve tempo, insegnante nel Seminario di Campobasso, e quindi nel Seminario di Rieti: qui si trovò coinvolto, per il suo schietto spirito di libertà, negli avvenimenti che culminarono, nel maggio del 1931, con lo scioglimento della “Società della Gioventù Cattolica Italiana”.

Ricostituita, nel settembre del medesimo anno, la Gioventù Italiana di A.C. venne chiamato a Roma da Mons. Tardini (che fu poi Cardinale e Segretario di Stato di Papa Giovanni XXIII), per assumere l’incarico di “Tesoriere”. Così iniziò la sua vita “romana”, ospite nella casa degli Assistenti Ecclesiastici dell’ A.C..

A questi cenni biografici aggiungiamo alcuni pensieri scritti su un quaderno di appunti, come soleva fare ogni giorno, durante la breve e serena vacanza trascorsa a Vaie dove lo colse, improvvisa ed imprevedibile, la chiamata al Cielo. “È propria del cristiano, che vive di fede, l’aspirazione costante alla bontà ed alla prudenza. DIO preferisce chi fa le cose sbagliate a chi non fa niente: non ha simpatia per i pigri e per gli ignavi. DIO si diletta a perdonare e a correggere chi sbaglia; Egli gode nel ricavare il bene dal male. Solo dal nostro nulla non può ricavare nulla” (10).

Grande figura, quella di Emilio Giaccone che bene sembra stare vicino a Mons. Grassi e Zaccaria Negroni.

Quando nel 1925 fondarono: “ I Discepoli di GESÙ” la mentalità era ben altra; la Chiesa comprenderà questa realtà solo più tardi.

Pio XII farà un documento solo il 2 febbraio 1947: la Costituzione Apostolica “PROVIDA MATER ECCLESIA” sugli Istituti Secolari, e solo nel 1965 avremo il Decreto del Concilio Vaticano II “PERFECTAE CARITATIS”.

Non da meno lo sono stati per lo sviluppo del pensiero. Avevano capito benissimo che era nella carta stampata tale sviluppo e il primo passo, come detto precedentemente, fu l’acquisto della tipografia SANTA LUCIA, poi diete vita alla fondazione: C.E.F.A. (CASA EDITRICE FEDE–ARTE) di Marino e successivamente a Roma: A.V.E. l’Anonima Veritas Editrice, dove inizialmente fu stampata “l’Aspirante” (fino a quando la tiratura di oltre 200.00 copie non lo permisero più).

Con minore fortuna fu fondata anche una casa cinematografica (da E. Giaccone e Mons. Grassi) Centro Cattolico Cinematografico.

Tutto questo per diffondere la verità.

Zaccaria Negroni si era mostrato consapevole dei problemi sociali, quindi possiamo definirlo precursore dei tempi. La Chiesa avverte questa necessità e Lui per quanto può se ne fa carico.

Ogni laico è missionario in quanto è battezzato e cresimato; ed è per questo che Zaccaria Negroni si dedica attraverso la stampa ed i libri alla divulgazione della parola di GESÙ.

La vita moderna, non è certo vita cristiana, è quella dell’utilitarismo e del consumismo che Zaccaria Negroni ha cercato e si è preoccupato di divulgare la verità attraverso l’esempio di una vita fedele ai sacramenti ed ai comandamenti.

Rammento quando il 2 giugno del 1970 partecipai alla prima riunione del Consiglio Diocesano presso l’Episcopio (11).

Entrando nel salone c’era un tavolo rettangolare verde ed a ogni partecipante fece trovare un blocco notes con una matita, lo Statuto dell’A.C. ed il volume “Tutti i Documenti del Concilio”.

Durante la riunione, dopo le formalità di rito e la nomina di Zaccaria Negroni a Presidente accennò consigliandoci di tenere quei libri sempre a portata di mano per qualche necessità del momento, illudendosi che ne conoscessimo il contenuto (bontà sua) o almeno la maggior parte. Pensando che noi avevamo seguito il Concilio Vaticano II passo passo come aveva fatto Lui; ma ahimè noi eravamo giovani e comuni mortali.

Mi affrettai naturalmente a leggere la parte che riguardava il laicato e l’A.C., non so se gli altri siano stati più bravi di me.

Per Zaccaria Negroni tutti i cristiani avevano l’obbligo e il dovere di sviluppare e propagandare il messaggio salvifico di Cristo, affinché tutti gli uomini della terra ne fossero a conoscenza, ecco il motivo che lo spinse a fondare la Casa Editrice A.V.E..

Attraverso l’Apostolato e grazie ai carismi (Lui si che ne possedeva) che ogni uomo possiede e che deve esercitare affinché servano d’aiuto alla sua ed all’altrui edificazione.

Questi carismi devono inoltre metterlo in condizione di portarlo con animo pronto e lieto alla santificazione, cercando di superare le difficoltà con prudenza e pazienza[1].

Nel Decreto su “L’APOSTOLATO DEI LAICI” nel capitolo I – La Vocazione dei Laici all’Apostolato, al paragrafo í testualmente dice: “Inoltre, quei laici che, seguendo la propria particolare vocazione, sono iscritti a qualche associazione o istituto approvato dalla Chiesa, si sforzino di assimilare fedelmente la particolare impronta di spiritualità che è propria dei medesimi”.

O al paragrafo, dove dice: “Modello perfetto di tale vita Spirituale e Apostolica è la Beata Vergine MARIA Regina degli Apostoli… La onorino tutti devotissimamente ed affidino alla Sua materna cura la propria vita e il proprio Apostolato”.

Rileggendo questo documento mi sembrava di vedere e sentire Zaccaria Negroni: ogni suo atto, ogni suo impegno, ogni sua parola, ogni suo scritto è questo.

Se non sapessimo le traversie subite da tutti i documenti conciliari, sembrerebbe scritto seguendo la Sua vita.

In ogni suo gesto si legge l’amore a MARIA, in ogni suo atto si vede la subordinazione al Papa, al Vescovo, al Parroco o ad un semplice Sacerdote, perché in essi vede GESÙ.

Mi scriveva il 5 luglio del 1971 una lettera di informazione su quanto si stava per fare in Diocesi e di suo pugno aggiunge una postilla importantissima che sente l’obbligo di sottolineare per intero: “S.E. Mons. Vescovo è informato di tutto anche dei particolari; e Lui stesso consiglia di procedere così. Siamo dunque sulla via buona…”.

Conclude: “Con tanta cordialità, e le cose più belle dalla MAMMA del Cielo[2].

È uno sprono, un esempio di fedeltà indescrivibile e d’Amore con l’A maiuscola verso la MAMMA Celeste secondo solo a GESÙ.

Ancora leggiamo nel capitolo II: I fini dell’Apostolato dei laici comma 7 paragrafo f: “Ai laici tocca assumere la instaurazione dell’ordine temporale come proprio compito… come cittadini operare con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la
propria responsabilità; cercare dappertutto in ogni cosa la giustizia del regno di DIO
”.

Ed eccolo pronto nel momento del bisogno.

Tutti i responsabili fuggono da Marino, fatta eccezione di E. Giardini che gli fu d’esempio, per salvare la pelle (2).

Lui, insieme ad altri, anziché abbandonare il campo prendono in mano la situazione con buoni risultati, visto che gli Alleati appena giunti a Marino lo nominano Sindaco della città.

Ed altrettanto valore dimostra al Senato ed alla Camera; con ardore difende quanti, per leggi insufficienti, come per gli Artigiani gli chiedono aiuto. E Lui non si fa certamente pregare.

Proseguiamo nella lettura del capitolo III: Vari campi di Apostolato al comma 10 paragrafo a: “…all’interno della comunità della Chiesa la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso Apostolato dei Pastori non può per lo più raggiungere la sua piena efficacia”.

Non sta parlando di Zaccaria Negroni?

Quante volte i Sacerdoti hanno fatto ricorso a Lui!

Ripensino un attimo tutti i nostri bravi Sacerdoti di tutta la Diocesi ed anche quanti, sparsi per l’Italia, hanno avuto la fortuna di accoglierlo per fare incontri ai propri ragazzi.

Al capitolo IV: Vari modi di Apostolato il comma 20 riguarda specificatamente l’A.C.. Vediamo cosa ne pensa Zaccaria Negroni al riguardo: Il rinnovamento dell’A.C. non si otterrà certamente attuando alla lettera il Nuovo Statuto: occorre da parte di tutti i Soci, a cominciare dai Dirigenti, un impegno generoso teso, anzitutto alla ‘formazione’. Per questo sono necessarie due cose:

  1. Idee chiare sulla natura e i fini dell’ A.C.;
  2. Un programma di azione pratica.

Esaminiamo insieme il primo punto. Ci renderemo anche conto del perché il Vicario di Cristo e i Vescovi – in particolare il Vescovo! – raccomandano tanto l’A.C.. Potremmo quindi richiamare tutti i documenti del Concilio: dalla Costituzione Dogmatica “LUMEN GENTIUM” sulla Chiesa, che ha un apposito capitolo sui Laici… al Decreto “INTER MIRIFICA” sui mezzi di comunicazione sociale …alla Dichiarazione “GRAVISSIMUM EDUCATIONIS” sulla Educazione Cristiana dei giovani …al Decreto “AD GENTES” sull’attività Missionaria della Chiesa …alla Costituzione Pastorale “GAUDIUM ET SPES” sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, che specifica i compiti dei Laici nell’animazione cristiana di tutte le realtà temporali (famiglia, cultura, economia, mondo del lavoro, politica…) per la costruzione di una società nuova fondata sui principi del Vangelo. Ma dovremmo contentarci di dare uno sguardo al decreto “APOSTOLICAM ACTUOSITATEM” che tratta espressamente dell’Apostolato dei Laici; anzi, dovremo limitarci ad un solo paragrafo, il numero 20, che si riferisce specificamente all’A.C.. Leggiamo il comma a: “Fine immediato di tali organizzazioni è il fine Apostolico della Chiesa… in modo che riescano ad impregnarsi dello spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti”.

Ci sarebbero da fare mille riflessioni, su questo solo punto! Ci limiteremo semplicemente a mettere in rilievo la “disponibilità” dell’ A.C.. Leggiamo al punto b:

I Laici collaborando con la Gerarchia secondo il modo loro proprio, portano la loro esperienza ed assumono la loro responsabilità… nella elaborazione ed esecuzione del piano di attività”.

A questo punto ci vorrebbe un lungo discorso, ma noi ci limiteremo a due semplici osservazioni:

  1. I Laici dell’A.C. agiscono “secondo il modo proprio loro”, cioè come Laici che vivono nel mondo. Chi immaginasse l’A.C. come una congrega di “pie” persone senza alcuna influenza nella vita professionale, sociale, civica…, avrebbe una ben singolare idea dell’ A.C..
  2. I Laici dell’A.C. “assumono le loro responsabilità nel dirigere l’organizzazione”; inoltre intervengono con la propria esperienza ‘nella elaborazione ed esecuzione del piano di attività.

Sono dunque Laici MATURI, non quasi infanti guidati e magari ‘spinti’ dal Sacerdote, il quale ha una missione altissima nell’ Associazioni di A.C., ma non sostitutiva dei Laici.

Di qui, l’importanza primaria della ‘formazione’ dei Dirigenti. Leggiamo il punto c: “I Laici agiscono uniti a guisa di un corpo organico, affinché sia meglio espressa la comunità della Chiesa e l’apostolato riesca più efficace”.

Sarebbe troppo facile scendere in polemica nei confronti di chi si dichiara allergico ad ogni forma di ‘organizzazione’, diciamo meglio, di ‘impegno’: certo, un impegno continuativo, comunitario, richiede sacrificio e costanza, due virtù difficili soprattutto per i giovani.

Poniamo invece sulla parte positiva, cioè sui ‘motivi’ per i quali viene qui sottolineato dal Concilio la caratteristica di ‘corpo organico’ dell’A.C..

Due sono i motivi: ‘affinché sia meglio espressa la comunità della Chiesa’, e affinché ‘l’Apostolato riesca più efficiente’.

Il secondo motivo è evidente di per sé, e l’esperienza ci dice come affermano i nostri Vescovi: vedi la relazione di Mons. Del Monte che ‘dove manca l’A.C. c’è il vuoto’ il primo motivo merita invece una profonda riflessione.

I Laici dell’A.C. ‘uniti a guisa di corpo organico’ rappresentano un ‘modello di Chiesa’ in quanto sono espressione della stessa ‘Comunità’ ecclesiale…

Il motivo che deve farci riflettere sulle nostre grandi responsabilità nei confronti della Chiesa e nei confronti della comunità umana nella quale, come laici, noi viviamo. Infatti, ‘l’A.C. si propone la maturazione dei suoi soci e attraverso di essi di tutto il laicato alle loro responsabilità ecclesiali’ sono parole di Paolo VI.

Scaturiscono da questa conclusione, due nostri precisi impegni:

1) “tradurre sempre più in atto le note sopra ricordate”, che vuol dire, anzitutto, approfondire lo studio e la riflessione;

2) “cooperare fraternamente nella Chiesa con tutte le altre forme di apostolato”. Con spirito di servizio, generosamente disponibili per qualunque attività di apostolato a cui ci chiama la fiducia dei nostri Pastori.

Mi sembra importante, visto quanto Zaccaria Negroni ci ha detto, proseguire riportando la lettera, che scrive dall’Episcopio di Albano il 21 giugno 1970, che invia ai Membri del Consiglio Diocesano e per conoscenza ai Revv. Assistenti (Diocesani e Vicariali).

Carissimi,
obbedisco al Vescovo, grato della Vostra designazione a Presidente Diocesano, soprattutto per le espressioni di affetto con cui avete voluto accompagnarla. Riconosco i miei limiti e l’esigenza di una nuova più fresca energia, capace di dare nuovo impulso all’A.C. in Diocesi ma in questa fase delicata di passaggio tra il vecchio e il nuovo ordinamento statutario, penso che nessuno possa esimersi dalle responsabilità a cui viene chiamato, almeno per un periodo di assestamento e consolidamento delle nuove strutture organizzative
”.

In appendice oltre alla su citata lettera troverete l’elenco completo degli eletti di questa fase di rinnovamento dell’A.C..

Rivediamo un momento questa lettera scritta da Negroni, ‘giovane’ settantenne, con grande semplicità e con altrettanta chiarezza.

Obbedisco al Vescovo” non credo che durante tutta la sua vita lo abbia mai sfiorato l’idea di disubbidire ai suoi superiori.

Grato della Vostra designazione a Presidente Diocesano, soprattutto per le espressioni di affetto…”. Per una persona come Lui non si potevano avere dubbi e poi tutti noi eravamo cresciuti grazie agli spazi che Zaccaria ci aveva creato, quindi era naturale tutto il nostro affetto e la nostra stima.

Riconosco i miei limiti” tutti faremo per averne come ne aveva lui.

E l’energia di una nuova più fresca energia, capace di dare nuovi impulsi all’A.C.”. Certamente l’energia profusa in questi ultimi anni non sono stati da meno degli altri.

Appena compie i 71 anni, scrisse a tutti noi che ormai la sua età doveva contarla invertendo le cifre e che quindi Lui aveva 17 anni; così l’anno successivo 27 e poi 37 e poi 47, 57…

Quando i due si incontrarono disse che non gli conveniva più posporre le cifre, altrimenti avrebbe fatto 87 anziché 78.

Diceva di sé: “Io sono Zeta Negroni”, come per intendere che era l’ultimo (3).

Un uomo che ragionava in questo modo poteva essere messo da parte? Era più giovane di tanti giovani!

In questa fase delicata… nessuno possa esimersi dalle responsabilità… delle nuove strutture organizzative”, e in quel periodo di cambiamento si è dimostrato il buon papà che già avevamo conosciuto sempre pronto a risolvere ogni problema, sempre pronto ad aiutare chiunque avesse bisogno.

Ed è così che vorrei farlo ricordare sia a chi ha avuto la gioia e la fortuna di conoscerlo personalmente e sia a chi non lo ha conosciuto che indirettamente, anche se non posso certamente dimenticare gli incontri avvenuti all’Ospedale di Marino, o addirittura l’ultimo incontro avvenuto a casa quando andai a trovarlo con tutta la famiglia e Lui ci accolse  con un EVVIVA, con un tono degli anni migliori, anche se seduto su una sedia a rotelle attendeva serenamente la tanto agognata salita al cielo.

Nelle ultime pagine del diario di Zaccaria
Negroni troviamo:

– DIO ama chi dona con gioia.

– DIO, non è DIO dei morti, ma dei vivi.

Rallegriamoci, dunque, e rendiamo grazie a DIO per averci dato un dono così sublime, per un conforto così straordinario come ZACCARIA NEGRONI.



[1] Cfr. Concilio Vaticano II,
De Ecclesia, 32: AAS 57.

[2] Lettera in Appendice.