Testimone di Cristo

Non è facile nascondere un certo senso di disagio quando il discorso diventa Teologico. Parlare delle virtù di Zaccaria Negroni non è impresa facile.

La chiesa come ci può aiutare in questo cammino? Con la COSTITUZIONE APOSTOLICA “Divinus perfectionis Magister”. Con essa ci si domanda quali siano i parametri per riconoscere e dichiarare i santi e la santità nella Chiesa.

Chi è il santo? Una persona che seguendo più fedelmente le orme di Cristo, riesce a diventarne un’immagine così viva da costituire per il popolo di DIO un particolare richiamo ai valori del Regno dei Cieli.

Nella vita di quelli che sebbene partecipi della nostra natura umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nella immagine di Cristo, DIO manifesta vividamente agli uomini la sua presenza e il suo volto. In loro è Egli stesso che ci parla, e ci mostra il contrassegno del suo Regno verso il quale (…) siam potentemente attirati”.

I santi sono i luminosi che DIO fa emergere nella Chiesa e questa li pone sull’altare per renderli punto di riferimento per tutti gli uomini.

Tradizionalmente si parla della “eroicità delle virtù,“ cioè delle virtù teologali (fede, speranza e carità) e delle virtù morali, esercitate in maniera eroica dal Servo di DIO, cioè in modo eccezionale, in circostanze che dimostrano il supremo grado della carità.

Zaccaria Negroni si è nutrito spiritualmente alle stesse fonti nella medesima Chiesa come tutti i battezzati. Ha seguito la voce di DIO nella vita di ogni giorno, nei suoi doveri di uomo e di credente. La sua “grandezza” è nell’aver sostenuto con la grazia il  tremendo quotidiano. Non ha mai cercato la EROICITÀ spettacolare. Quello che lo  distingue è il fatto che ha vissuto la vita ordinaria nel tempo ordinario ma in modo straordinario vivendo in Cristo per mezzo dello SPIRITO per arrivare al PADRE.

Leggendo con attenzione i documenti del Concilio Vaticano II, soprattutto la Costituzione Dogmatica LUMEN GENTIUM, troviamo sparsi qua e là nel testo vari elementi che ci aiutano ad evidenziare la natura della Santità. Il CONCILIO presenta anzitutto la santità sotto l’aspetto Ontico, sottolineando che essa è una realtà che già si trova nella Chiesa, in Cristo, nella Trinità nella sua pienezza il cristianesimo deve solo assimilarla secondo la misura del dono di Cristo.[1]

Il SIGNORE GESÙ, Maestro ed Esemplare Divino di ogni perfezione, a tutti e ai suoi singoli discepoli di qualsiasi condizione ha predicato la santità della vita, di cui Egli stesso è autore e perfezionatore siate dunque perfetti come è perfetto il vostro PADRE celeste[2].

Sempre al n.40 troviamo l’azione dello Spirito che muove i fedeli internamente per produrre in loro la carità. Subito dopo aggiunge che la santificazione ricevuta si mantiene e si perfeziona vivendola. La santità stessa è definita “pienezza della vita cristiana”.

Più volte, in tutto il Cap. V della LUMEN GENTIUM, si parla di Santità che consiste nella perfezione della carità. Perciò essa è stata diffusa nei nostri cuori dallo SPIRITO mandato dal PADRE: quindi la carità è anzitutto un dono di DIO, una virtù teologale.

La ragione ultima per cui la santità consiste nella carità che viene data chiaramente ricordando che DIO stesso è carità e colui che rimane nella carità rimane in DIO.

La carità, dice il Concilio, non esiste inseparabilmente dalla santità, anzi la costituisce, infatti “La carità, quale vincolo della perfezione e compimento della legge, regola tutti i mezzi della santificazione, dà loro forma e li conduce a compimento[3]. Quindi essa è sintesi e culmine di tutte le virtù e pienezza di tutta la legge; ed è proprio la carità il contrassegno del discepolo di Cristo: “Perciò il vero discepolo di Cristo è contrassegnato dalla carità sia verso DIO sia verso il prossimo[4]. Non solo tutte le virtù sono ordinate alla carità, ma anche tutti gli altri mezzi di perfezione e santificazione si riferiscono ad essa. Il Concilio ne enumera alcuni ascolto della Parola di DIO, partecipazione e frequenza ai Sacramenti, soprattutto all’Eucarestia, frequenza alle sacre funzioni, la prassi dei consigli evangelici, il martirio stesso, che è testimonianza massima di carità verso DIO e verso i fratelli.

Anche se esso di fatto è dato a pochi, e Zaccaria mi sembra uno di questi, deve essere vissuto giornalmente come disposizione nell’anima del cristiano a testimoniare Cristo in qualsiasi circostanza.

Zaccaria è vissuto nell’ascolto costante della Parola di DIO facendosi “testimone” presso i fratelli tutti. Certo la virtù della Fede è un dono soprannaturale che gli fu infuso gratuitamente da DIO nel S. Battesimo ed egli accettò tutte le verità rivelate che sono contenute nella Sacra Scrittura e nella Tradizionale e che la Chiesa propone in virtù del
suo Magistero infallibile. Alimentò questa Fede con la partecipazione viva e frequente a tutti i Sacramenti, con la penitenza, con la lettura assidua di libri inerenti la vita dei Santi e quelli inerenti alla Parola di DIO. Fedele alla S. Messa quotidiana, passava molto tempo in meditazione. Mons. Lourovich racconta:

Lo rivedo in ginocchio lungamente davanti al tabernacolo, raccolto in colloquio con DIO, un dialogo che alle volte accompagnava con lievi gesti della mano. Nei giorni del suo lento tramonto inchiodato su una sedia, amava ogni sera guidare la recita comunitaria del S. Rosario”.

Su un quaderno troviamo scritto di suo pugno, giovedì 4 settembre 1975 – Anno Santo – Cosenza: “All’arrivo – stanco! – La grazia della S. Messa! Grazie GESÙ! MAMMA, grazie”.

In queste brevi parole troviamo concentrata quanta gioia Zaccaria trovi nell’incontro con GESÙ e MARIA.

Più avanti troviamo ancora:

VISITA A GESÙ.

Ecce Mater tua! queste tue parole, GESÙ,

pronunciate sulla Croce

siano impresse nel nostro cuore

e siano ispiratrici di tutta la nostra

vita di discepoli”.

Quanto è densa di significato per Lui e per tutti i discepoli tanto da farne motto di tutta la vita.

Così scriveva domenica 8 settembre 1974:

Meditazione:  OBBEDIENZA.

– è il fondamento della vita consacrata, anzi della vita cristiana;

– l’obbedienza come scelta volontaria, come spirito di fede;

– ci assicura di fare sempre la volontà di DIO”.

La virtù dell’obbedienza segnata e tracciata in queste tre brevi frasi condensa tanta fede.

Il martedì 10 settembre 1974 troviamo scritto:

Meditazione: LA VITA INTERIORE.

Vivere per LUI, con LUI e in LUI”.

Ancora qui ribadisce con tutta la sua intensità la Fede che ha vissuto in Cristo.

MAMMA, pensaci tu!

Non devo essere di ostacolo all’amore di GESÙ. Monsignore, Menico, Emilio… pregate per me e per i discepoli.

Tu, Emilio, vedi che non cerco, non voglio cercare me stesso … ma quel che piace a GESÙ. Se sbaglio aiutami con le tue preghiere, sono un pover’uomo”.

Questi due pensieri sono una preghiera costante a MARIA ed ai confratelli che lo hanno preceduto nella gloria celeste, e soprattutto ad Emilio che lo aiuti a fare la volontà divina e non quella umana.

Come esercitare la carità tra i fratelli… Sempre Disponibile”.

Per Zaccaria questa frase è stato un motto di vita. Sempre pronto a far del bene anche rinunciando in inverno al proprio cappotto per darlo a chi ne aveva più bisogno.

È la speranza che ha dato a Zaccaria il coraggio, la forza e la resistenza per combattere contro il male.

È la speranza che lo ha unito a DIO permettendogli di staccarsi dai beni terreni (aveva dato la sua adesione al Terz’Ordine Francescano) lo dimostra e testimonia la disadorna stanzetta ove ha concluso i suoi giorni terreni. Durante tutta la sua vita ha sempre vissuto con il necessario indispensabile ed a volte ha rinunciato anche a questo per darlo a chi aveva maggiormente bisogno.

Ha segnato il suo passaggio, su questa terra, come una meteora che brilla per pochi attimi nel cielo dell’umanità, senza interessarsi di come gli altri uomini lo avrebbero accolto o rifiutato, convinto di portare avanti la luce di Cristo.

Scriveva il 12 settembre 1924 ad Emilio Giaccone:

L’umiltà è Madre dell’Obbedienza, ma è anche sorella della VERITÀ. La carità, poi, non saprei proprio che grado di parentela abbia con l’UMILTÀ, ma certo ne è stretta parente.

Abbiamo accettato con entusiasmo – ritenendola  ‘volontà di DIO’, e solo per questo – rinunciamo oggi con la stessa gioia, appunto perché animati dallo stesso spirito di
obbedienza al SIGNORE.

Forse eravamo spinti più da vanità che da amore.

Comunque questo è matematico: che il SIGNORE può colmarci – per il nostro sacrificio, per questo sacrificio che toccando l’amor proprio è il più formidabile dei
sacrifici – può colmarci di grazie e ancor più abbondanti di quelle che dovevano essere il frutto del congresso, e allora, Deo Gratias
”.

Dopo quasi diciotto anni, il 22 settembre 1952, scrivendo al confratello Francesco gli dice:

Non ti perdere in un guscio di noce; chiedi a GESÙ tanta umiltà, sempre feconda di
benedizioni: ‘DIO, agli umili dà la grazia’. Le umiliazioni fanno sempre del bene, sono un dono di DIO; mettersi volentieri all’ultimo posto, senza ombra di gelosia, sottostare anche all’ultimo, con animo lieto…

Prega per me, ché non faccia la predica soltanto a parole”.

Ancora il 28 settembre 1952 dice:

…Sono persuaso che si verificheranno le parole di GESÙ: ‘Cercate anzitutto il Regno di DIO e la sua giustizia …’. Anzitutto il nostro personale perfezionamento una cosciente osservanza dei doveri religiosi e una donazione sempre più generosa a GESÙ, di tutto; il resto verrà per giunta, come e quando vorrà il SIGNORE. Verrà presto”.

Un quaderno compilato da maggio a dicembre del 1979, fortunatamente fattomi avere in questi giorni dai “Discepoli di GESÙ”, è sopravvissuto alla distruzione. In esso riportava alcuni pensieri redatti in stampatello, in quanto la mano era malferma:

Se qualche cosa di buono e di utile anche sul piano umano ho compiuto, è tutto dono di DIO”.

La mia infermità, che mi costringe a star desto … si rivela come provvidenziale … MAMMA del Cielo, pensaci Tu!

Ogni mio pensiero al cielo … con MARIA!

MAMMA del Cielo dammi la grazia di compiere con gioia tutta la volontà di DIO!

È mancata la mia risposta generosa alla chiamata di DIO … quanto ho da riparare!

Ma tutta la mia fiducia è in MARIA!

MAMMA dal Cielo accompagnami Tu …

MAMMA, ti raccomando i miei confratelli ‘Discepoli di GESÙ’ e le consorelle ‘Piccole Discepole’ …

S. ZACCARIA, prega per me…

MAMMA del Cielo, assisti il confratello Gianni… (e premia tanta generosità…)

Il Vescovo conferirà l’Accolitato a Walter: MAMMA benedici tutti … a GESÙ tutto!

Compleanno di Gianni: benedicilo, MAMMA dal Cielo!

MAMMA, sto balbettando! Guidami Tu …

MAMMA, chiedi per me a GESÙ il confronto e la gioia della accettazione serena della
mia infermità … e PERCHÈ MANDI OPERAI ALLA SUA MESSE!

La mia mente si smarrisce … GESÙ, MAMMA, suggeritemi Voi quel che devo pensare e datemi forza e coraggio per adempiere in tutto la volontà di DIO …”.

Il 13 dicembre 1979 , purtroppo, impossibilitato scriveva queste ultime e poche parole:

SANTA LUCIA.

Sul Vangelo (Mt. 11,11–15):

Il paradiso è dei “VIOLENTI”.

Credo che non si possa aggiungere altro a queste parole dette e scritte sulle pagine di un fragile quadernetto scolastico, ma vissute nella pienezza

della FEDE, della SPERANZA  e  della  CARITÀ.


[1] Concilio Vaticano II,  Lumen Gentium, 50

[2] Ibidem, 40

[3] Ibidem, 42

[4] Ibidem, 42